Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Vibo Valentia

Raccolta Pareri Ministero dell'Interno

 

 19/05/2014 - Atti urgenti e improrogabili. Applicazione artt. 38, comma 5, e 39 comma 2, del decreto legislativo n. 267/2000. Quesito.

 
Si fa riferimento alla nota sopradistinta con la quale è stato formulato un quesito in ordine alla portata applicativa dell’art. 38, comma 5, del decreto legislativo n.267/2000.
In particolare, è stato chiesto se sia possibile, dopo la convocazione dei comizi elettorali, dare seguito alla richiesta di convocazione d’urgenza del consiglio comunale ai sensi dell’art. 39, comma 2, del T.U.O.E.L..
Come noto, ai sensi del richiamato art. 38, comma 5, i consigli comunali durano in carica per un periodo di cinque anni sino all’elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti e improrogabili. La previsione legislativa in esame trae la propria ratio ispiratrice nella necessità di evitare che il consiglio comunale possa condizionare la formazione della volontà degli elettori adottando atti aventi natura cosiddetta “propagandistica”, tali da alterare la par condicio tra le forze politiche che partecipano alle elezioni amministrative.
E’ stato precisato in giurisprudenza che la preclusione disposta dalla citata norma opera solamente con riguardo a quelle fattispecie in cui il consiglio comunale è chiamato ad operare in pieno esercizio di discrezionalità e senza interferenze con i diritti fondamentali dell’individuo riconosciuti e protetti dalla fonte normativa superiore.
Quando invece l’organo consiliare è chiamato a pronunciarsi su questioni vincolate nell’an, nel quando e nel quomodo e che, inoltre, coinvolgano diritti primari dell’individuo, l’esercizio del potere non può essere rinviato (TAR Puglia n. 382/2004).

E’ stato precisato, inoltre, che il carattere di atti urgenti e improrogabili possa essere riconosciuto agli atti “… per i quali è previsto un termine perentorio e decadenziale, superato il quale viene meno il potere di emetterli, ovvero essi divengono inutili, cioè inidonei a realizzare la funzione per la quale devono essere formati … o hanno un’utilità di gran lunga inferiore ” (T.A.R. Veneto 1118 del 2012).
In ordine alla sussistenza del presupposto della urgenza ed improrogabilità, è stato osservato che lo stesso …“costituisce apprezzamento di merito insindacabile in sede di giurisdizione di legittimità, se non sotto il limitato profilo della inesistenza del necessario apparato motivazionale, ovvero della palese irrazionalità od illogicità della motivazione addotta” (sentenza Tar Friuli Venezia Giulia n. 585 del 2006, confermata in appello dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 6543/2008).
Come indicato nella circolare di questo Ministero n. 2 del 7 dicembre 2006, va rilevato che l’esistenza dei presupposti di urgenza ed improrogabilità deve essere valutata caso per caso dallo stesso consiglio comunale che ne assume la relativa responsabilità politica, tenendo presente il criterio interpretativo di fondo che pone, quali elementi costitutivi della fattispecie, scadenze fissate improrogabilmente dalla legge e/o il rilevante danno per l’amministrazione comunale che deriverebbe da un ritardo nel provvedere.
Pertanto, la richiesta di convocazione d’urgenza del consiglio comunale ai sensi dell’art. 39, comma 2, del decreto legislativo n. 267/2000, dovrà essere valutata alla luce dei criteri ermeneutici sopraindicati.
 
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 Terzo mandato dei sindaci. Quesito del 21/02/2014.

 
Si fa riferimento alla nota sopradistinta con la quale è stato formulato un quesito concernente la possibilità per un sindaco, che ha già espletato due mandati consecutivi in un ente che si è fuso con altri enti in un unico comune, di ricandidarsi alla carica sindacale nel nuovo ente.
Al riguardo si rappresenta che il divieto del terzo mandato, di cui all’art. 51 del decreto legislativo n. 267/00, opera solo se la candidatura a sindaco viene presentata dall’interessato nello stesso comune dove già ha ricoperto la medesima carica per due mandati consecutivi.
Considerato che nel caso prospettato gli enti che si sono fusi sono estinti e hanno dato origine ad un nuovo comune, si ritiene che in tale specifica ipotesi non sia applicabile il divieto del terzo mandato.
(tratto dal sito: www.incomune.it )
 
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 POTERI DEL VICESINDACO IN CASO DI SOSPENSIONE DEL SINDACO, EX ART. 53, COMMA 2 DEL TUOEL - QUESITO DEL 23/04/2014


Al Comune di XXXX


OGGETTO: Poteri del vicesindaco in caso di sospensione del sindaco, ex art. 53, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Quesito.

Si fa riferimento alla nota sopra indicata, con la quale codesto Comune ha chiesto l’avviso di questo Ministero in ordine all’estensione dei poteri sostitutivi del vicesindaco, nell’ipotesi di sospensione del primo cittadino, ex art. 53, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Tra l’altro, è stato chiesto se il vicesindaco possa procedere ad indire una selezione per la copertura di posti vacanti di dirigente in dotazione organica, nonché ad avviare la procedura per la nomina del segretario titolare, stante la cessazione di quello uscente, secondo quanto previsto con delibera consiliare.
Le questioni prospettate trovano adeguata soluzione nell’orientamento espresso dal Consiglio di Stato con pareri n. 94/96 del 21 febbraio 1996 e n. 501/2001 del 4 giugno 2001, che, nella sostanza, hanno confermato la linea interpretativa già seguita da questo Ministero nella materia.
In quella sede, l’Alto Consesso ha chiarito che nell’ipotesi di vicarietà nessuna norma positiva identifica atti riservati al titolare della carica e vietati a chi lo sostituisce. Tale considerazione di ordine testuale risulta corroborata da riflessioni di carattere sistematico, atteso che, secondo i principi, la preposizione di un sostituto all’ufficio o carica in cui si è realizzata la vacanza implica, di regola, l’attribuzione di tutti i poteri spettanti al titolare, con la sola limitazione temporale connessa alla vacanza medesima.
«Se a ciò si aggiunge che l’esigenza di continuità dell’azione amministrativa dell’ente locale postula che in ogni momento vi sia un soggetto giuridicamente legittimato ad adottare tutti i provvedimenti oggettivamente necessari nell’interesse pubblico, è giocoforza riconoscere al vicesindaco reggente pienezza di poteri».
In caso contrario, «ad essere dimidiato nella propria operatività sarebbe non già il vicesindaco, ma l’ente nel suo insieme, laddove la legge ha manifestamente voluto evitare che l’impedimento del sindaco si risolvesse in una moratoria nell’attività di governo dell’ente».
In relazione a quanto precede, si ritiene che il vicesindaco, chiamato a sostituire il primo cittadino, ai sensi dell’art. 53, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000, sia legittimato ad esercitare le funzioni vicarie con pienezza di poteri, ferma restando, relativamente all’adozione di singoli atti, l’osservanza della relativa disciplina normativa.

IL DIRETTORE CENTRALE
(tratto dal sito: incomune.interno.it)
 
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