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Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Vibo Valentia

NOTIZIE

 

 Vertenza Rete Kalabria, raggiunto l’accordo con la mediazione della Prefettura

Torneranno in servizio la prossima settimana i cinque giornalisti di Rete Kalabria licenziati dopo aver scioperato per rivendicare le spettanze arretrate e il pagamento degli stipendi.
Giunge così ad una svolta, dopo un braccio di ferro durato tre settimane, la vicenda dei cinque giornalisti dell’emittente televisiva vibonese che - a dire del direttore di rete Francesco Brogna, intervenuto in rappresentanza dell’amministratore del’editrice Pubbliemme Domenico Maduli, sarebbero stati licenziati non per la protesta intentata - riconosciuta come «legittima» - ma per il venir meno del rapporto fiduciario tra proprietà e dipendenti. Rapporto fiduciario, a questo punto, recuperato. L’accordo, che prevede la riassunzione dei cinque giornalisti - Mimmo Famularo, Cristina Iannuzzi, Alessio Bompasso, Loredana Colloca e Tonino Fortuna - l’adeguamento dei contratti e il saldo del pregresso secondo un cronoprogramma deciso con l’assistenza della Fnsi e della Prefettura, è stato raggiunto grazie alla mediazione del vicecapo di Gabinetto del prefetto Giovanni Bruno, dott. Sergio Raimondo.

Il reintegro dei cinque professionisti, il cui licenziamento aveva destato grande scalpore anche oltre i confini della provincia, aveva di fatto paralizzato l’informazione dell’unica emittente televisiva vibonese.

 
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 LA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO. l prefetto Giovanni Bruno lancia l’allarme. «Territorio pervaso dalla criminalità». La situazione generale illustrata alla Commissione parlamentare antimafia

Sei mesi «volati» in un territorio attraversato da dinamiche complesse e che dovrebbe scollarsi di dosso la «cultura del sospetto». Arrivato in città nel bel mezzo dell’estate il prefetto Giovanni Bruno sta cercando di conoscere i vari volti della sfaccettata medaglia del Vibonese, una terra per molti versi borderline in cui, molto spesso, si perde di vista il già labile confine tra lecito e illecito. Siciliano doc, amante delle passeggiate, con un recente passato da commissario straordinario al Comune di Ventimiglia, il prefetto ha confidato che prima di arrivare a Vibo Valentia non immaginava «un territorio così pervaso dalla criminalità organizzata. Ogni giorno - ha puntualizzato Bruno - ci sono delle intimidazioni gravi. E se lo zio arriva anche a sparare al nipote per un sacchetto della spazzatura mal riposto, beh...questo la dice lunga sul clima che si vive. C'è, inoltre, una cultura del possesso delle armi che definisco semplicemente spaventosa. Tutti qui devono possedere un'arma. Ma è una fatto assurdo, che personalmente trovo addirittura folle».
Il prefetto nei giorni scorsi è stato anche ascoltato dalla Commissione parlamentare antimafia, che ha fatto tappa a Reggio Calabria. Verbali secretati, naturalmente. E così Bruno ieri mattina ha detto solo di avere parlato in generale della situazione vibonese, ma ha anticipato che la presidente Rosy Bindi ha assicurato che il prossimo anno la commissione parlamentare farà tappa in città al fine di approfondire il “caso Vibo”.

L'attenzione si è, quindi, spostata sul vasto mondo dell'imprenditoria. Aziende e imprese, soprattutto quelle che operano nell'edilizia, a giudizio di Bruno, «devono essere monitorate di più e soprattutto meglio. Dobbiamo intervenire prima e non dopo che queste si siano già aggiudicate gli appalti pubblici perché poi si perde una infinità di tempo e tutto si blocca: opere, finanziamenti, l'economia in generale. Tutto ristagna pericolosamente. Ecco perché - ha scandito a chiare note ancora il prefetto – sono del parare che la Stazione unica appaltante, oggi operante presso la Provincia di Vibo, debba essere trasferita invece in Prefettura. Questo, infatti, ci consentirebbe di agire in modo preventivo sulle imprese che si muovono nell'illegalità. La prevenzione ritengo che sia l’arma migliore che noi ancora abbiamo per arginare il fenomeno criminale» Di contro, poi, la politica locale non sta certamente meglio. Aiuta poco e male. Appare incerta, instabile e poco incline a rinnovare. Questa, infatti, «dovrebbe scegliere di più e galleggiare molto meno. La classe dirigente locale - ha ammonito sempre il rappresentante del Governo nel territorio – deve, inoltre, essere meno miope e più presente sui grandi temi che affliggono in modo pesante il territorio provinciale. Penso, ad esempio, alle grandi vertenze in atto da mesi come quella sull'Eni e quella sulla Italcementi. Ma pensiamo anche al porto di Vibo Marina, scalo strategico per tutto il bacino, che attende che il consiglio comunale deliberi sulle norme tecniche sul Piano regolatore dello stesso porto. Su questo tema ho cercato di dare un impulso forte e almeno abbiamo avviato un dibattito tra più protagonisti. Ma nulla, tuttavia, si risolve senza una seria programmazione alla base».

In merito, invece, alle iniziative assunte dalla Prefettura, Bruno ha ricordato di avere dato mandato agli uffici amministrativi di corso Vittorio Emanuele di controllare i Bilanci di alcuni Comuni del Vibonese al fine di verificarne la loro regolarità. Obiettivo: stabilire se i documenti contabili siano stato truccati pur di fare quadrare i conti. Il prefetto ha, inoltre, auspicato che le amministrazioni locali più piccole imparino presto a consorziarsi tra di loro almeno per i servizi minimi essenziali. «L'ente Comune- ha spiegato Bruno - non deve avere paura di perdere la propria identità. Unirsi significa solo risparmiare importanti risorse, fornire servizi certamente migliori ai cittadini e avere un maggiore controllo del territorio. In una parola: è possibile amministrare meglio». Bruno si è definito comunque un uomo «positivo perché - ha spiegato – le forme repressive non sono sempre utili. Le interdittive antimafia non bastano da sole a risolvere i problemi, altrimenti il territorio muore. Serve, altresì, mettere un freno alla cultura del sospetto, dove tutti vengono considerati dei criminali per il semplice fatto di essere parente di Tizio piuttosto che di Caio».

Infine, un solo rammarico. Bruno ha confessato di essere rimasto «sorpreso dall'apatia dei giovani. Allora - ha domandato il prefetto - se i giovani non partecipano alla vita della comunità come si formerà nel territorio una nuova classe dirigente? E' vero: il territorio non stimola - ha concluso Bruno – Ma mi auguro comunque che i giovani trovino la forza giusta e la passione necessaria per ridare speranza al Vibonese».
 

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 CAOS RIFIUTI. L'U.T.G. striglia i Comuni. Gli Operai hanno diritto a delle festività tranquille

E' un servizio essenziale. La raccolta dei rifiuti solidi urbani deve compiersi nel rispetto di questo principio. Lo sanno bene i primi cittadini dei comuni della provincia di Vibo Valentia che ieri sono stati convocati in Prefettura per fare il punto della situazione dei pagamenti dovuti dalle amministrazioni locali alle aziende deputate alla raccolta, le quali soffrono delle inadempienze della pubblica amministrazione, trovandosi nella difficoltà di erogare a loro volta le retribuzioni. Un incontro resosi necessario sulla base di tutta una serie di segnalazioni che lo Slai Cobas ha presentato in Prefettura chiedendo un incontro per un faccia a faccia tra aziende e sindaci.
Nel corso dell'incontro, cui erano presenti i Sindaci e i Commissari Straordinari dei comuni della Provincia e le ditte interessate (Ecoshark, Nuova ABC, Eurocoop, Ecotec) sono state analizzate nel dettaglio le situazioni e si è preso atto delle diverse volontà.

Di fronte alle lamentele dei comuni sui mancati trasferimenti erariali, la delegata del Prefetto (Vicario dott.ssa Caracciolo) ha chiamato il Ministero e ha messo tutti con le spalle al muro. << Le maestranze - ha detto la Caracciolo - hanno diritto a delle festività serene. I loro pagamenti devono essere erogati. A voi comuni chiedo di riscuotere i tributi con maggiore solerzia, e poi ci penserà lo Stato ad assegnare i tanto attesi fondi.>>

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 DISSESTO COMUNE VIBO VALENTIA. Arrivano i tre Commissari designati a liquidare la massa debitoria dell’ente

Si insedieranno nella prossima settimana i tre commissari nominati con decreto del Presidente della Repubblica e dovranno liquidare la massa debitoria del Comune in seguito alla dichiarazione di dissesto delle finanze dell’ente.
Si tratta di Carla Caruso, segretario generale del Comunedi Rogliano (Cosenza), e dei dottori commercialisti e revisori dei conti Domenico Piccione, proveniente da Messina, e Andrea Casiglia, di Roma. Il decreto del presidente Napolitano è stato trasmesso alla Prefettura che a sua volta ha proceduto alla notifica a Palazzo Razza.

Sin dalla data d’insediamento, i tre esperti avranno 180 giorni di tempo per stilare un piano di liquidazione dei debiti che tenga conto, da un lato, della massa passiva rilevata al 31 dicembre del 2013 e, dall’altro, della definizione della massa attiva sulla cui scorta saranno elargiti i primi acconti ai creditori. L'ente, da qui in avanti, in sostanza, si troverà sottoposto ad una sorta di stato di tutela e la sua autonomia non godrà più delle garanzie costituzionali a causa del cattivo uso che è stato fatto della sua autonomia. In particolare il sistema della spese subirà una radicale mutamento e l'ente si vedrà, in vario modo, costretto a circoscrivere la propria attività a quei servizi ritenuti indispensabili.

Lo stato di dissesto esclude la capitalizzazione di somme per interessi ed accessori, prevede l'inammissibilità delle azioni esecutive individuali, il riparto nei limiti della massa attiva e l'inammissibilità di richieste di crediti di data anteriore all'approvazione del piano di estinzione. Le conseguenze sui creditori operano fin dalla dichiarazione di dissesto, mentre quelle sugli amministratori sono soltanto eventuali. Le conseguenze del dissesto sugli amministratori, infatti, sono limitate a coloro i quali la Corte dei Conti riconoscerà responsabili, anche in primo grado, dei danni da loro prodotti, con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario. Gli amministratori comunali dei quali la magistratura contabile dovesse riconoscere la responsabilità non potranno così ricoprire, per un periodo di cinque anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali o di rappresentante degli enti presso istituzioni, organismi ed enti pubblici o privati.
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 Soppressione CALL CENTER Vittime del Dovere

Con nota prot. 599/C/3/E/42 del 5 dicembre u.s., il Dipartimento P.S. del Ministero dell'Interno ha comunicato la SOPPRESSIONE del CALL CENTER dedicato alle Vittime del Dovere. Ha al tempo stesso evidenziato che per quesiti sull'argomento potrà essere utilizzato il seguente indirizzo P.E.C.: dipps.callcenter.vittimedeldovere(at)pecps.interno.it . che sarà gestito direttamente dagli operatori addetti al settore "Vittime del Dovere".
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 Interdittive antimafia. La CNA sospende 7 ditte attenzionate da provvedimenti prefettizi

La Cna di Vibo Valentia ha deciso di fare il suo dovere e sospendere sette aziende rag­giunte da provvedimenti interdittivi. Una scelta di campo, per dare forma a slogan e parole. Perchè c'è la cultura della legalità, ma trop­po spesso, mancano le azioni dell'antimafia. Come se la mafia esistesse ma nessuno la vedesse. Come se si insinuasse ma nessuno sapesse dove.
Così, l'associazione pur nella convinzione che occorra molta at­tenzione nell'applicare una nor­ma che presenta molte "anoma­lie", resta consapevole che quan­do i presupposti ci sono, ognuno deve fare la sua parte. Una que­stione di giustizia sociale. Perché senza quella la società è destinata a soccombere. Questa la certezza per Giovanni Cagliari, presidente di Cna il quale, nei giorni scorsi, ha riunito il Collegio dei Garanti, che si è espresso sulla sospensione di sette aziende, comunicando al­tresì l'elenco delle società escluse al prefetto Giovanni Bruno.

Negli ultimi 3 anni solo nella provincia di Vibo Valentia sono state firmate 104 interdittive, sicuramente un nu­mero enorme se lo si rapporta al numero delle imprese che opera­no nel vibonese (13mila le iscritte all'albo della C.C.I.A.A., operanti circa 10mila). Conseguenza del prov­vedimento prefettizio- prosegue - è un drastico calo del fatturato, un taglio all'occupazione e quindi la fine dell' impresa».

La Cna prende quindi posizione, per­chè «riteniamo- ribadisce Caglia­ri - che sia doverosa la salvaguardia di quella parte sana e onesta del mondo dell'impren­ditoria ch e veda il coinvolgimento forte e pressante delle Istituzioni tutte. Quegli imprenditori, invece, che seguendo logiche perverse cercano di imporsi sul mercato a tutti i costi con altrettanta forza devono essere isolati. La Cna di Vibo Valentia - aggiunge - concretamente opera al fine di contribuire alla diffusione della cultura del lavoro onesto e si atti­va a strumento di tutela di quelle imprese, e sono tante, che tale cul­tura hanno nel proprio dna». ».
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 Italcementi: Il tavolo al Ministero dello Sviluppo economico traccia la via risolutiva. La riconversione del sito viaggia verso il riciclo di vetro e scarti tecnologici

DOPO il “no” al Css nel sito della Italcementi, espresso la settimana scorsa in Prefettura, un altro mito che cade è quello del paventato parco giochi. La Vibo Valentia politico-sindacale ha quindi deciso: si continua a perseguire la strada dell’industria.
Una linea unitaria espressa a margine dell’incontro di ieri al tavolo del Mise di Roma, che ha sancito definitivamente il programma da seguire da qui a nove mesi, data di scadenza della cassa integrazione.

Da domani si lavorerà su due fronti precisi, ovvero sulla possibilità di impiantare nel sito di viale Senatore Parodi un centro riciclo di vetro, Raee e fanghi e sulla speranza, per nulla tramontata, di un’area lontana dalle città per la produzione del Css. Area che è stata individuata in una cava dismessa, di proprietà sempre della Italcementi, nel comune di Stefanaconi (VV).

Una prospettiva, dunque, che accontenta in primis i lavoratori, ma che non scontenta affatto nemmeno il colosso del cemento di Bergamo. Infatti, se fino a ieri l’azienda aveva i bagagli in mano,oggi invece si ritrova a permanere sul territorio con entrambi i piedi, seppur sotto diversi aspetti e sigle. Non a caso, il progetto-advisor Nomisma, si svilupperà sulla linea immaginaria “mare-entroterra”. Un’ipotesi che, per quanto avallata da qualche mese, pareva potesse sfuggire per le divisioni e gli ostacoli degli attori in campo e che adesso invece inizia a trovare più adesioni, più simili a delle opportunità che a delle responsabilità.

La "soluzione" è stata trovata grazie al fattivo contributo del Prefetto Bruno, anch'egli presente a Roma, che nel precedente incontro in Prefettura aveva spinto tutti a trovare una proposta condivisa da sottoporre al Mise. La strategia intraprese, permetterà, se condotta in porto, di riassorbire tutte le maestranze attuali e forse anche ampliare il parco lavoratori, cosa che in un periodo come quello attuale è vista come una manna dal cielo
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