Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Prato

Assegni

UFFICIO ASSEGNI
 
 
Dirigente dell'Area:  dott. ssa Elisabetta De Felice 
Email Dirigente dell'Area  : elisabetta.defelice(at)interno.it
 
 
Addetti:  Sig.ra Elisabetta De Fazio; Sig.ra Cinzia Santi; Sig. Carlo Carotenuto

Orari di ricevimento:
  • Martedì dalle 09:00 alle 12:00
  • Giovedì dalle 10:00 alle 13:00
Ubicazione dell'Ufficio:  Via Cairoli, n. 27, terzo piano

Telefoni:  0574.4301
 
TIPOLOGIA DI ILLECITI
 
1)  ASSEGNO EMESSO SENZA AUTORIZZAZIONE DEL TRATTARIO  (art. 1 legge n. 386/1990)
 
Il presupposto della condotta consiste nel difetto di autorizzazione all'emissione di titoli, che si ravvisa nelle seguenti fattispecie:
  1. a) l'autorizzazione ad emettere assegni, dapprima esistente sulla base di una convenzione stipulata tra il cliente e l'istituto trattario, è stata successivamente revocata (ad es. a seguito di iscrizione semestrale alla Centrale di Allarme Interbancaria, disposta dal trattario ai   sensi dell'art. 9bis, comma1 della lelle n. 386/19090);
  2. b) l'autorizzazione è cessata a seguito di chiusura del conto corrente;
  3. c) l'autorizzazione non è mai esistita, non avendo il traente preventivamente stipulato
   alcuna convenzione di  chèque  con il trattario. 
 
2)  ASSEGNO EMESSO SENZA PROVVISTA   (art. 2 legge n. 386/1990)

Tale ipotesi si verifica allorquando, pur sussistendo un'autorizzazione della banca trattaria all'emissione di assegni, il soggetto emette un assegno senza disporre di sufficiente provvista al pagamento dello stesso nel momento in cui viene presentato all'incasso in tempo utile, ossia entro il termine di 8 giorni dalla data cartolare di emissione, se pagabile nello stesso comune in cui fu emesso, o di 15 giorni, se pagabile in altro comune (c.d.  assegno fuori piazza  ).
 
 
IL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO SANZIONATORIO (art. 8bis legge n. 386/1990)
 
 
In caso di emissione di assegni senza autorizzazione , il Prefetto del luogo di pagamento dell'assegno (ossia della provincia di cui fa parte il comune in cui hanno sede la filiale della banca trattaria o l'ufficio postale su cui il titolo è stato tratto) riceve un rapporto o un'informativa da parte del pubblico ufficiale che ha elevato il protesto oppure ha redatto la constatazione equivalente ovvero dall'istituto trattario.
Si segnala che, entro 20 (venti) giorni dalla presentazione del titolo, il traente è iscritto nell'archivio tenuto presso la Banca d'Italia (cd. C.A.I.): a seguito di tale iscrizione sono REVOCATE le autorizzazioni ad emettere assegni per un periodo di 6 (sei) mesi.
Si precisa, inoltre, che la revoca comporta il divieto, della durata di sei mesi, per qualunque banca e ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il traente e di pagare gli assegni tratti dal medesimo dopo l'iscrizione nell'archivio, anche se emessi nei limiti della provvista.
 
In caso di emissione di assegni senza provvista , il Prefetto del luogo di pagamento dell'assegno riceve comunque un rapporto o un'informativa inerente all'illecito ma solo dopo che sono trascorsi i 60 (sessanta) giorni previsti dall'art. 8 della legge n. 386/1990. Le sanzioni amministrative non si applicano infatti se il traente, entro tale termine, decorrente dalla data di scadenza del termine utile di presentazione del titolo, effettua il pagamento dell'assegno, degli interessi, della penale e delle eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente.
Si segnala che, decorsi i 60 giorni previsti dall'art. 8, qualora il traente non abbia fornito all'istituto trattario la prova dell'avvenuto pagamento, anche in questo caso è prevista l'iscrizione nell'archivio tenuto presso la Banca d'Italia (cd. C.A.I.).
 
In entrambi i casi , entro 90 (novanta) giorni dalla ricezione del rapporto o dell'informativa, il Prefetto notifica all'interessato gli estremi della violazione (cd. atto di contestazione) a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Se l'interessato risiede all'estero il termine per la notifica è di 360 (trecentosessanta) giorni.
 
Alla ricezione dell'atto di contestazione, il traente o l'obbligato in solido ha 30 giorni per inviare scritti difensivi corredati da idonea documentazione.
Ad esempio, qualora trattasi di assegni emessi in mancanza di provvista, può produrre documentazione comprovante il  pagamento dell'assegno emesso senza provvista dopo la scadenza del termine di presentazione (  c.d  . pagamento tardivo  comprendente l'importo dell'assegno, gli interessi, la penale del 10% dell'importo e le eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente  che va effettuato tassativamente nei modi e nei termini indicati più avanti. (  Vedi modello A - quietanza Persona Fisica, modello B - quietanza Persona Giuridica e modello C - istanza di archiviazione verbale  ). 
 
Non è ammessa audizione personale.
 
Dopo la notifica del verbale di contestazione, il Prefetto assume la determinazione finale, che può consistere nell'emissione di un'ordinanza di archiviazione del procedimento ovvero nell'adozione di un'ordinanza con la quale viene ingiunto al trasgressore il pagamento di una somma di denaro a titolo di sanzione pecuniaria e vengono inflitte eventuali sanzioni accessorie.
 
 
LE SANZIONI
 
Per gli illeciti precedentemente descritti, la legge n. 386/1990 prevede un sistema sanzionatorio costituito da sanzioni principali e sanzioni accessorie.
 
Sanzioni principali   (artt. 1 e 2 della l. 386/90):
 
Per l'emissione di assegni senza autorizzazione (art.1 l. 386/1990) è prevista una sanzione principale pecuniaria che va da un minimo edittale di € 1.032 ad un massimo edittale di € 12.394. Per l'emissione di assegni senza provvista (art.L. 386/1990), la sanzione principale pecuniaria va da € 516 a € 6.197
Per entrambi gli illeciti non è ammessa la possibilità del pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 16 della l. 689/81.
 
Sanzioni accessorie   (art. 5 della l. 386/90):
 
1)  Divieto di emettere assegni bancari e postali per una durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 5 anni.
 
Tale sanzione accessoria scatta automaticamente nel caso di emissione di assegni senza autorizzazione mentre, nell'ipotesi di emissione di assegni senza provvista, viene comminata solo quando l'importo dell'assegno, ovvero di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria, è superiore a € 2.582.
 
2)  Sanzioni accessorie di natura interdittiva.
 
Si tratta di sanzioni interdittive di diversa natura e specie che vengono comminate in casi di particolare gravità dell'illecito.
La loro durata non può essere inferiore a due mesi, né superiore a due anni (art. 5 bis della legge n. 386/1990).
 
Tali sanzioni sono:
  • l'interdizione dall'esercizio di un'attività professionale o imprenditoriale;
  • l'interdizione dall'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
  • l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.
Dette sanzioni accessorie vengono irrogate quando:
  • l'importo dell'assegno o di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria è superiore ad € 51.645;
  • il traente, nei cinque anni precedenti, ha commesso due o più violazioni delle disposizioni previste dagli articoli 1 e 2 per un importo superiore complessivamente ad € 10.329, accertate con provvedimento esecutivo.
Chiunque trasgredisce ai divieti conseguenti alle sanzioni amministrative accessorie è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni  (art. 7, L. 386/90).
 
 
 
 
PAGAMENTO DELLA SANZIONE
 
Chi riceve  un'ordinanza-ingiunzione  deve effettuare il pagamento della somma complessivamente ingiunta presso qualsiasi sportello bancario o postale, utilizzando il modello di pagamento F23 e indicando i seguenti codici:
1) anno e numero di protocollo presente nell'ordinanza;
2) codice tributo:  741T  per la sanzione amministrativa e  942T  per le spese di notifica e di procedimento;
3) codice ufficio:  B (+sigla della provincia)  ;
4) causale:  PA.
 
Copia della ricevuta del versamento dovrà essere inviata alla Prefettura competente al fine di evitare l'iscrizione a ruolo della sanzione.
 
Il mancato pagamento della sanzione ingiunta comporta la sua riscossione coattiva mediante iscrizione a ruolo esattoriale del relativo credito erariale.
 
Successivamente alla notifica dell'ordinanza ingiunzione non è ammessa l'esibizione della prova del pagamento tardivo.
Detta prova, infatti,  deve tassativamente pervenire a questo Ufficio entro 30 giorni dalla notifica del verbale di contestazione.
 
Solo in casi eccezionali e a discrezione dell'Ufficio , è ammesso l'annullamento in autotutela dell'ordinanza ingiunzione su istanza di parte  previa esibizione della prova del pagamento tardivo accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà nella quale siano esplicitate le circostanze che hanno impedito la produzione della medesima prova nei termini prescritti dalla legge  per la presentazione delle memorie difensive (art. 8 bis, comma 4, legge n. 386/1990).
 
 
PAGAMENTO RATEALE DELLA SANZIONE PECUNIARIA
 
Ai sensi dell'art. 26 della legge 689/1981, l'interessato che si trovi in condizioni economiche disagiate può presentare al Prefetto che ha emesso ordinanza-ingiunzione una richiesta di rateizzazione mensile (da 3 a 30 rate) della sanzione pecuniaria ( vedi modello D - richiesta pagamento rateale sanzione pecuniaria  ).
Prova del pagamento delle rate dovrà essere trasmessa mensilmente a questo Ufficio.
In qualsiasi momento il debito può essere estinto mediante un unico pagamento.
Nel caso di mancato pagamento,  anche di una sola rata  , si procederà alla riscossione coattiva mediante  iscrizione a ruolo esattoriale del relativo credito erariale  .
 
RICORSO GIURISDIZIONALE
 
Qualora si intenda agire giudizialmente avverso la sanzione, il soggetto nei cui confronti è stata emessa  ordinanza ingiunzione può proporre, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento, ricorso al Giudice di Pace competente per territorio da individuarsi, come nel caso del Prefetto, in quello del comune in cui hanno sede  la filiale della banca trattaria o l'ufficio postale su cui il titolo fu tratto  (art. 22 e 22 bis della legge 689/81.  Vedi modello E - Ricorso  ).
 
L'interessato  può stare in giudizio personalmente  davanti al Giudice di Pace, non essendo necessaria l'assistenza di un avvocato.
 
 
Modelli
 
 
Riferimenti normativi
  • Legge 24 novembre 1981, n. 689
  • Legge 15 dicembre 1990, n. 386
  • Decreto Legislativo 30 dicembre 1999 n. 507
 

Data pubblicazione il 26/09/2006
Ultima modifica il 04/10/2018 alle 10:16

 
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