Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Palermo

Solidarietà al Centro Antiviolenza di Palermo intitolato a Lia Pipitone. Il Prefetto visita il Centro.

25.9.2018
Solidarietà al Centro Antiviolenza di Palermo intitolato a Lia Pipitone.  Il Prefetto visita il Centro. 
 
Foto Centro Antiviolenza intitolato a Lia Pipitone
 
Il Prefetto Antonella De Miro ha fatto  visita stamani al Centro Antiviolenza intitolato a Lia Pipitone intrattenendosi con la responsabile della struttura  Adriana Argento e il suo staff impegnato da anni a garantire supporto e tutela a donne vittime della violenza dell'uomo.
 
L'incontro vuole essere testimonianza dell'attenzione dello Stato, rappresentato a Palermo da un Prefetto donna, nei riguardi delle donne abusate, sempre più spesso oggi vittime della prepotente e malata idea di dominio e di possesso espressa dagli uomini, e che devono essere pienamente aiutate a difendere la propria dignità di persona come individuo, come donna, come mamma perché esse possano essere a buon diritto tutte protagoniste della crescita sociale e culturale della società e di questo Paese.
 
La visita segue l'episodio di danneggiamento al sistema di ingresso presso il Centro Antiviolenza che, indipendentemente dal valore minimo del danno materiale, sembra indicare una manifesta volontà di intrusione e di sfregio, essendo l'episodio verificatosi nella tarda serata del giorno dell'anniversario della morte di Lia Pipitone, avvenuta 35 anni orsono,  dopo che presso i cantieri culturali della Zisa si erano avvicendati dibattiti e performance teatrali in ricordo di Lia.
 
Lia era una giovane mamma, che è stata spietatamente uccisa nell'ambito di una finta rapina per volontà della famiglia mafiosa di San Lorenzo-Resuttana con dominio esercitato pure sul quartiere dell'Acquasanta, i Madonia; e Madonia Antonino e Galatolo Vincenzo sono stati condannati recentemente e lo stesso padre di Lia non poteva non essere  consapevole e compartecipe della volontà di cosa nostra di uccidere la propria figlia, e con essa  la voglia insopprimibile di libertà di una donna di vivere in armonia con se stessa la propria vita. Una violenza sulla donna che assume un terribile aspetto di maggiore brutalità perché segue una sentenza di morte emessa all'interno della propria famiglia, per difendere un codice disonorevole di cosa nostra.
 
Al centro antiviolenza intitolato a Lia Pipitone e che opera all'interno di un bene confiscato al boss di Prizzi Tommaso Cannella, socio in affari con il padre di Lia, deve andare quindi la piena solidarietà delle Istituzioni e della società civile, quale sostegno unanime ed indiscusso ad andare avanti nell'azione di supporto alle donne abusate; la donna che subisce violenza come metafora dei corpi sociali più deboli e indifesi rispetto alla prevaricazione del potere mafioso.
 
 
Il Prefetto
(De Miro)

Data pubblicazione il 25/09/2018
Ultima modifica il 25/09/2018 alle 16:57

 
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