Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Napoli

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La normativa anticorruzione

La legge 6 novembre 2012, n. 190, modificata da ultimo dal D.Lgs. n. 97/2016, ha dettato una serie di inedite disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione.
Due gli aspetti più significativi:

• rispetto alla precedente, assoluta prevalenza delle misure repressive (a carattere penale e successivo), sono ora introdotti strumenti di prevenzione amministrativa, anticipando così le forme di tutela: ogni amministrazione è tenuta ad approntare strumenti di gestione del rischio corruzione, i Piani triennali di prevenzione della corruzione (P.T.P.C.), e a nominare un responsabile della prevenzione della corruzione;
• viene definito un organico Sistema nazionale anticorruzione, che assegna ruoli e compiti ad ogni amministrazione e pianifica le relative azioni; in particolare, è attribuita ad un organismo indipendente, l’ANAC, la funzione di Autorità nazionale anticorruzione, mentre alle Prefetture viene attribuito il compito di fornire agli enti locali, a richiesta, supporto tecnico e informativo ai fini della predisposizione del Piano triennale di prevenzione della corruzione. La coerenza del sistema è assicurata dall’approvazione, da parte dell’ANAC, di un Piano nazionale anticorruzione (P.N.A.).
La legge n. 190, inoltre:
• incide su alcuni profili del rapporto di impiego pubblico; tra essi vanno annoverati, in particolare: il rinnovo della disciplina in tema di conferimento di incarichi e assegnazione agli uffici, con particolare riferimento al criterio della rotazione nei settori a maggior rischio corruzione; la definizione di nuove regole per inconferibilità e incompatibilità, in un quadro più generale di contrasto ai conflitti di interessi; la formazione specifica dei dipendenti in funzione di prevenzione della corruzione; la modifica dell’art. 53 D.Lgs. 165/2001 in tema di incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi extraistituzionali; la riscrittura della normativa sui codici di comportamento recata dall’art. 54 D.Lgs. 165; l’introduzione di forme di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (cd. whistleblower), ex art. 54-bis del D.Lgs. 165/2001;
• riordina gli obblighi di pubblicazione on line di dati inerenti l’attività delle p.a., nel segno del principio di accessibilità totale, ispiratore della più recente normativa sulla trasparenza amministrativa.

Tutte le amministrazioni sono, così, impegnate nell’implementazione degli strumenti di prevenzione amministrativa dei fenomeni corruttivi, per neutralizzare le occasioni di corruzione nonché i fattori che ne favoriscono la diffusione. I Piani triennali di prevenzione della corruzione devono, infatti, fornire una mappatura e la valutazione dei diversi rischi corruzione cui sono esposti gli uffici, indicando gli interventi organizzativi volti a prevenire i rischi medesimi.
Peraltro, alcune aree sono identificate direttamente dalla legge come particolarmente esposte al rischio corruzione. È questa l’indicazione recata dal comma 16 dell’art. 1, l. n. 190/2012, che fa riferimento ai procedimenti di:
• autorizzazione o concessione;
• scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture;
• concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati;
• concorsi e prove selettive per l'assunzione del personale e progressioni di carriera.

Il vigente Piano triennale di prevenzione della corruzione del Ministero dell’Interno (2016-2018) è stato approvato con Decreto del ministro del 28.01.2016, assieme al Programma per la Trasparenza e l'Integrità
Da segnalare, poi, che con decreto del Ministro dell’interno 8 agosto 2016, è stato adottato il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti del Ministero dell’Interno, fondamentale strumento integrativo del Piano triennale per la prevenzione della corruzione del dicastero.
Il Codice completa le disposizioni del d.P.R. n. 62/2013, recante il codice di comportamento generale dei pubblici dipendenti, e individua puntualmente obblighi e doveri di diligenza, lealtà e buona condotta dei dipendenti dell’amministrazione civile dell’Interno.
Il Codice raccoglie sistematicamente e specifica, anche attraverso esemplificazioni, le responsabilità e i comportamenti corretti attesi dai dipendenti nell’esecuzione della propria prestazione di lavoro, in conformità di quanto prescritto dalle vigenti discipline di legge e regolamento ovvero dai contratti collettivi; chiarisce, così, e dettaglia l’applicazione di istituti quali il conflitto di interessi e il relativo obbligo di astensione, i rapporti con il pubblico e il comportamento in servizio, le assenze dal servizio, la trasparenza, l’accettazione di regali d’uso, gli strumenti a salvaguardia dell’immagine dell’Amministrazione e dell’integrità dei dipendenti, ecc..
Ultima modifica il 20/10/2016 alle 11:38:54


 
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