Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Lodi

Discorso Giornata della Memoria

DISCORSO PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2019
 
Voglio rivolgere un saluto alle Autorità civili, militari e religiose presenti; alle associazioni combattentistiche e d'arma e agli organi di stampa. Un saluto a tutti i presenti ed in particolare agli studenti ed insegnanti intervenuti.
E voglio, inoltre, salutare e ringraziare la Banca Popolare di Lodi - Gruppo BPM e la Fondazione Banca Popolare di Lodi per averci ospitato in questa splendida location.
 
Il 27 gennaio del 1945 le truppe russe varcavano i cancelli di Auschwitz, spalancando, agli occhi del mondo, le porte dell'abisso.
 
I corpi ammassati, i volti dei pochi sopravvissuti, i resti delle baracche, le camere a gas, i forni crematori erano i simboli del razzismo omicida e senza senso esploso nel cuore dell'Europa. Come sappiamo, purtroppo, la storia è costellata di uccisioni, genocidi, massacri ma mai prima di allora tali sciagure erano state caratterizzate da una complessa pianificazione, da una organizzazione ed efficienza criminale, guidata da una lucida volontà di sterminio. 
Noi siamo qui oggi per rinnovare il ricordo di quegli eventi tragici. Questa giornata è improntata al memoria di avvenimenti che hanno investito il destino non soltanto di un popolo ma che occupano una posizione centrale nella storia dell'intera umanità.
 
Permettetemi, quindi, di condividere con voi alcune riflessioni sul senso della memoria e sulla necessità del suo esercizio ricorrente e duraturo.
 
E qui vorrei rivolgermi in particolare ai ragazzi presenti: coltivare il ricordo non è esercizio di stile, non è o non è solo rivivere insieme ai sopravvissuti il dolore patito, di quel dolore, infatti, portano i segni sul loro corpo e nelle loro menti. Ma quando anche l'ultimo dei testimoni non sarà più tra noi per raccontare, che senso avrà questa ricorrenza?
 
Memoria è ricordo e ricordare è crescere. Ogni ferita può essere rivista non più solo come evento, ma anche come processo di crescita.  
In altre parole, nel giorno della memoria, non focalizziamoci sul passato, ma sul futuro da costruire con la consapevolezza che deriva dagli insegnamenti della storia.
 
Idealmente ai giovani passiamo il testimone, sono loro a dover tramandare la Memoria, perché non si attenui e non se ne smarrisca il senso. In tante parti del mondo e anche nelle nostre società sono ancora presenti  focolai di odio, di razzismo, di intolleranza e per questo dobbiamo essere vigili sentinelle, custodi accorti del nostro patrimonio di valori democratici, impressi nella Carta costituzionale, vera antitesi e monito contro il riemergere dell'odio e dell'intolleranza.
 
Tutti i giorni ciascuno di noi è chiamato a confrontarsi con la diversità, talora evidente ed oggettiva, talora percepita: quest'ultima è la più difficile da superare, al punto che ci possiamo rendere autori, anche inconsapevoli, per comodità o per opportunismo, per paura o per futili luoghi comuni, di più o meno gravi forme di discriminazione; ogni volta che lasciamo vincere l'indifferenza e siamo complici, anche indiretti, di una discriminazione, siamo cattivi custodi degli insegnamenti del passato.
In questo specifico riferimento alla diversità percepita, ricordo agli studenti quell'odiosa tipologia di intolleranza che si chiama "bullismo", che si estrinseca attraverso gravi forme di prevaricazione, perpetrata singolarmente o in gruppo, frequentemente scaturita dal bisogno pretestuoso di volersi sentire superiore o leader nel gruppo, ricorrendo a insulti e offese anziché al confronto o al dialogo costruttivo.
 
E in tale ambito sottolineiamo sempre il ruolo primario che la scuola e la famiglia sono chiamate a svolgere, cercando di proporre ai giovani una visione positiva di ogni accadimento, insegnando loro a coniugare concetti di pace e libertà, superando i conflitti solo con l'apertura al confronto, insinuando nei ragazzi costantemente il fondamentale concetto di appartenenza ad una comunità civile, intesa come tale, prescindendo dalle diversità, reali o percepite.
 
Si può essere ottimi studenti e futuri professionisti, ma scadenti cittadini, con ovvio fallimento degli educatori: crescere è acquisire consapevolezza, senso della realtà, superando pregiudizi e incomprensioni, attraverso il difficile impegno di genitori e insegnanti, che devono trasmettere ai giovani la capacità di rispettare tutto ciò che non è uguale.
In conclusione, questa giornata andrebbe vissuta dalla sua angolazione più costruttiva, quella della positività del ricordo come insegnamento, della conoscenza come possibilità di capire, del capire come presa di coscienza, della presa di coscienza come consapevolezza, con il pensiero sempre rivolto ad uno dei crimini più feroci della storia dell'umanità, la shoah, il genocidio, il disegno di cancellare un intero popolo e su ciò che poteva essere fatto ma non lo è stato e su quale sia la lezione che tutti noi dovremmo imparare e tramandare.
 
In proposito ricordiamo le parole di Isaac Singer, scrittore Yiddish del Novecento, che ha scritto: "Quando tutte le nazioni si renderanno conto che sono in esilio, l'esilio cesserà di essere; quando le maggioranze scopriranno che anch'esse sono minoranze, la minoranza sarà la regola e non l'eccezione".....una profezia sul nostro oggi.
 
La storia ha bisogno della memoria: Eliezer Wiezel, scrittore statunitense di cultura ebraica, sopravvissuto all'Olocausto, ha detto che "l'oblio è il contrario della storia".....
                                                                                              Patrizia Palmisani

Data pubblicazione il 28/01/2019
Ultima modifica il 19/02/2019 alle 13:52

 
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