Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Catanzaro

NOTIZIE

 

 INCONTRO DEL PREFETTO REPPUCCI CON UNA DELEGAZIONE DELLE OO.SS. DEI SEGRETARI COMUNALI E PROVINCIALI

Il Prefetto Antonio Reppucci ha presieduto in data 13 febbraio un incontro con i rappresentanti regionali e provinciali delle organizzazioni sindacali dei Segretari comunali e provinciali nella Regione Calabria.

L’esame congiunto sulle tematiche che interessano la categoria è stato il tema oggetto della riunione.

In particolare, si è posto l’accento su diversi istituti (incarichi, trasferimenti, convenzioni, gestione dell’albo, formazione) che necessitano della individuazione di criteri oggettivi rispondenti alle mutate esigenze dei territori in cui si opera.

Attenzione è stata dedicata alla grave carenza di personale , non essendo le unità in servizio sufficienti a garantire la copertura delle sedi: infatti, i 409 Comuni della Calabria possono contare su circa 180 Segretari. E’ apparso, pertanto, indispensabile coinvolgere le Segreterie Sindacali Nazionali, allo scopo di attivare ogni opportuna iniziativa finalizzata all’assegnazione alla Calabria di un congruo numero di nuovi Segretari comunali.

La delegazione ha poi posto l’accento sul nuovo ruolo dei Segretari all’interno degli enti locali dopo l’entrata in vigore del decreto legge n. 174/2012 in materia di controlli e della legge anticorruzione n. 190/2012 .

Questi due importanti provvedimenti legislativi hanno attribuito ai Segretari nuove, rilevanti funzioni di controllo e garanzia, quale ad esempio la predisposizione del Piano Triennale di prevenzione della corruzione e la vigilanza sulla sua attuazione, a cui si collegano precise responsabilità di natura disciplinare ed erariale in caso di omissione di controllo.

Al riguardo, la delegazione non ha celato la preoccupazione per l’impatto di provvedimenti di così ampia portata, da cui discenderà un notevole impegno di adeguamento organizzativo e culturale sia per i Comuni che per gli stessi Segretari.

Ha quindi auspicato un orientamento comune che possa essere dato attraverso una giornata formativa dedicata alla nuova legislazione.

Su detto tema si è concordato di coinvolgere l’ANCI, l’UPI e LEGAUTONOMIE da sempre convergenti in tematiche che richiedono approfondimento, per una riflessione sulla richiamata recente normativa.

La delegazione ha espresso vivo apprezzamento per l’attenzione costante alla categoria, sempre riservata dal Prefetto, il quale, nel manifestare, a sua volta, la propria soddisfazione per il percorso virtuoso delineato, ha avanzato la proposta, condivisa dai presenti, di programmare – con cadenza mensile – incontri periodici per costruire insieme ogni iniziativa finalizzata a garantire il buon governo della cosa pubblica, nella consapevolezza dell’elevata professionalità del corpo amministrativo dei Segretari comunali e provinciali che devono continuare ad essere garanzia di competenza ed affidabilità, in linea con una lunga tradizione storica che ha visto nel segretario comunale e provinciale il rappresentante della legalità e della legittimità amministrativa negli enti locali.

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 PROGETTO “ORIENTAMENTO ASCOLTO SOSTEGNO INFORMAZIONE – O.A.S.I.”

Il Prefetto di Catanzaro, dr. Antonio Reppucci , d’intesa con il Presidente della Cooperativa Sociale Zarapoti , dr. Fabio Corigliano , ha presentato in data 12 febbraio, presso la Sala del Tricolore di questa Prefettura, il progetto denominato “ O.A.S.I. – Orientamente, Ascolto, Sostegno, Informazione ”.

All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, il Direttore Generale della locale Azienda Sanitaria Provinciale, l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Catanzaro, i Direttori dei Ser.T. di Catanzaro e Lamezia Terme, il Presidente provinciale dell’A.C.I. di Catanzaro, il Presidente del Comitato Provinciale della Croce Rossa.

Il progetto O.A.S.I. - finanziato dalla Regione Calabria – Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie su proposta dell’Azienda Sanitaria provinciale - sarà coordinato dalla Cooperativa Sociale Zarapoti , che, attraverso l’utilizzo di un camper attrezzato, attuerà una campagna itinerante di “ prevenzione ed informazione sulle dipendenze patologiche, correlate all’uso di sostanze stupefacenti e bevande alcoliche”.

Scopo imperante dell’iniziativa è quello di ottenere un “ avvicinamento” con la popolazione giovanile, direttamente nei luoghi di aggregazione, per favorire il benessere psicofisico della persona, anche attraverso interventi educativi e sanitari, nonchè quello di “ raggiungere ” i soggetti tossicodipendenti, incoraggiandone i contatti con i Ser.T. e i servizi per le Tossicodipendenze di Catanzaro, Lamezia Terme e Soverato.

I l Progetto, con altrettanto interesse, ha come finalità la prevenzione della diffusione dell’infezione di virus HIV/AIDS e quella delle malattie sessualmente trasmissibili – MST, ponendo in essere la distribuzione di materiale informativo specifico.

Sarà attuata, infine, un’indagine conoscitiva sul fenomeno sommerso della tossicodipendenza e dell’alcool per meglio indirizzare gli interventi futuri e promuovere un cambiamento culturale.

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 15° CENSIMENTO GENERALE DELLA POPOLAZIONE E DELLE ABITAZIONI PRESENTATI IN UN CONVEGNO IN PREFETTURA I DATI RIFERITI AL TERRITORIO DELLA REGIONE CALABRIA

In data odierna la Prefetturadi Catanzaro e l’Istituto Nazionale di Statistica hanno presentato, nel corso di un convegno, i risultati definitivi del 15° Censimento generale della popolazione, con riferimento in particolare al territorio della regione Calabria.

Alla data del 9 ottobre 2011 le persone residenti in Calabria ammontano a 1.959.050 unità rilevando un decremento del 2,6% rispetto al 2001 da attribuire esclusivamente alla componente italiana.

Gli italiani, infatti, diminuiscono in 354 comuni (86.5 % dei casi) mentre aumentano nei restanti 55 (pari al 13,5 % del totale) senza significative differenziazioni nelle province.

In Calabria si registra una maggiore presenza femminile rispetto a quella maschile (954.172 uomini, 1.004.878 donne), gli ultraottantacinquenni incrementano il loro peso sul totale della popolazione residente (dal 1,9% del 2001 al 2,6 del 2011) e le persone di 100 anni e più raddoppiano rispetto al 2001.

Nel corso dell’ultimo decennio la popolazione straniera è più che triplicata (da18.016 a 65.809 unità, +265,3%). Reggio Calabria si conferma la provincia con la maggiore incidenza di cittadini stranieri sul totale della popolazione residente (38,1 per mille abitanti), seguita da Crotone (34,4 per mille abitanti), Catanzaro (32,1 per mille), Cosenza (31,3 per mille) e Vibo Valentia (30,7 per mille). I comuni con l’incidenza più elevata di stranieri sono Gizzeria (Catanzaro) con 134,0 stranieri per mille censiti, Roghudi e Candidoni, rispettivamente con 120,3 e 95,1 per mille di stranieri, entrambi in provincia di Reggio Calabria.

Il Prefetto di Catanzaro, Dott . Antonio Reppucci , ha sottolineato l’importanza dei risultati dei dati definitivi del Censimento che consentono di conoscere la nuova realtà demografica e sociale del Paese che influenzerà sicuramente la classe dirigente nazionale sul piano legislativo-esecutivo. Ha evidenziato l’ottimo risultato raggiunto nella regione durante la rilevazione censuaria conseguenza del fecondo rapporto di sinergia e di cooperazione creatosi fra tutti gli enti coinvolti   (Istat, Prefetture, Uffici comunali di Censimento e le altre Istituzioni del territorio con competenza in materia) che hanno saputo coinvolgere pienamente la popolazione calabrese.

L’iniziativa è stata occasione di dibattito e confronto tra tutti i soggetti istituzionali che hanno contribuito alla realizzazione del Censimento e ha offerto spunti di riflessione sulle prospettive future.

Al convegno, tenutosi nella Sala del Tricolore della Prefettura, hanno partecipato, in qualità di relatori, per l’Istat, il Dott. Raffaele Malizia , Direttore Centrale per lo sviluppo e il coordinamento della rete territoriale e del Sistan, la D.ssa Donatella Zindato , responsabile del servizio Progettazione operativa e conduzione del 15° Censimento della popolazione e delle abitazioni, il D ott. Pasquale Binetti , responsabile dell’Ufficio Regionale di Censimento per la Calabria, la D.ssa Maria Grazia Ettore della Sede Territoriale per la Calabria; per l’Università della Calabria, il Dott. Michelangelo Misuraca , ricercatore di Statistica.

Sono intervenuti, inoltre, il Dott. Massimo Mariani, Vice Prefetto Vicario di Cosenza,la D.ssa CaterinaCaridi del Comune di Reggio Calabria, l’Ing. Francesco De Raffaele del Comune di Crotone, il Dott. Francesco Varano del Comune di Maida e il Dott. Antonio Guzzo del comune di Praia a Mare.

Sul sito Istat http://www.istat.it/it/archivio/80610 è disponibile da oggi il volumetto riassuntivo dei dati riguardanti la nostra regione.

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 CODICE DELLE LEGGI ANTIMAFIA E DELLE MISURE DI PREVENZIONE, NONCHE' NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI DOCUMENTAZIONE ANTIMAFIA A NORMA DEGLI ARTT. 1 E 2 DELLA LEGGE 13.08.2010, N.136. -

- Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 e s.m.i.
 
A decorre dal 13 febbraio 2013 entrerà in vigore il decreto legislativo 15/11/2012, n. 218 (cd. decreto correttivo) che apporta modifiche al “Codice delle Leggi Antimafia – D. Lgs. n. 159/2011” determinando l’immediata applicabilità di numerose disposizioni del libro II del Codice, originariamente rinviata al decorso di 2 anni dall’emanazione dei regolamenti sul funzionamento della Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia .
Si ritiene pertanto opportuno riepilogare di seguito le innovazioni alla disciplina previgente che entreranno immediatamente in vigore alla data del 13 febbraio p.v., tenendo conto che l ’elemento di maggior rilievo della nuova normativa codicistica (ossia l’istituzione della banca dati nazionale, presso il Ministero dell’Interno) è al momento in fase di realizzazione e seppure il D. Lgs. n. 218/2012 ne ha notevolmente anticipato i tempi di attivazione, le disposizioni che ad essa fanno riferimento, compendiate nel Capo V del libro II del Codice antimafia, devono ritenersi ancora sospese.
-         L’ambito di applicazione della documentazione antimafia
  Resta fermo l’obbligo di munirsi della documentazione antimafia - sempre distinta nelle due tipologie della comunicazione ed informazione - “ prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti relativi a lavori, servizi e forniture pubblici, ovvero prima di rilasciare o consentire,licenze o autorizzazioni di polizia e di commercio, concessioni di acque pubbliche e diritti ad esse inerenti nonché concessioni di beni demaniali allorché siano richieste per l'esercizio di attività imprenditoriali, concessioni di costruzione e gestione di opere riguardanti la pubblica amministrazione e concessioni di servizi pubblici, iscrizioni negli elenchi di appaltatori o di fornitori di opere, beni e servizi riguardanti la pubblica amministrazione, nei registri della camera di commercio per l'esercizio del commercio all'ingrosso e nei registri di commissionari astatori presso i mercati annonari all'ingrosso, attestazioni di qualificazione per eseguire lavori pubblici, altre iscrizioni o provvedimenti a contenuto autorizzatorio, concessorio, o abilitativo per lo svolgimento di attività imprenditoriali, comunque denominati, contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o della Comunità europea, per lo svolgimento di attività imprenditoriali, licenze per detenzione e porto d'armi, fabbricazione, deposito, vendita e trasporto di materie esplodenti (art. 67).
-  Soggetti attivi tenuti a richiedere la documentazione antimafia: Le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici, anche costituiti in stazioni uniche appaltanti, gli enti e le aziende vigilati dallo Stato o da altro ente pubblico e le società o imprese comunque controllate dallo Stato o da altro ente pubblico nonché i concessionari di opere pubbliche ed i contraenti generali ex art. 176 D. Lgs. 163/2006 (art. 83 1 e 2 c. D.L.gs. 159/2011) –
Il novero dei soggetti obbligati a richiedere la certificazione antimafia, anche alla luce della giurisprudenza maturata, viene puntualizzato, facendovi rientrare tutti i cosiddetti “organismi di diritto pubblico” ivi comprese le aziende vigilate dallo Stato, le società controllate da Stato o altro ente pubblico, il contraente generale, le società in house providing. Queste ultime tuttavia (per le quali i parametri comunitari sono già estremamente rigorosi: 100% di partecipazione pubblica, esercizio effettivo del controllo sull’impresa con potere di nomina degli amministratori etc.) restano escluse dalle verifiche antimafia quando agiscono nella qualità di affidatarie di servizi da parte dell’ente controllante in quanto nel rapporto con il predetto ente non assumono una posizione di terzeità ma quasi di immedesimazione organica.
  -       Soggetti passivi sottoposti alla verifica antimafia: Il D. Lgs. n. 218/2012 (cd. correttivo al Codice Antimafia) estende le verifiche antimafia, oltre alle imprese aventi sede nel territorio dello Stato anche a quelle prive di sede principale o secondaria in Italia ed ai cd. Gruppi Europei di interesse economico nonchè alle associazioni, pur se sprovviste di personalità giuridica, semprechè svolgano attività di impresa, funzionale alla realizzazione dello scopo associativo. Viene inoltre ampliato il novero dei soggetti titolari di cariche imprenditoriali da sottoporre a controllo, ricomprendendovi anche i membri del collegio sindacale e degli organismi interni che – in ragione della struttura societaria - sono chiamati a vigilare sul rispetto dei modelli comportamentali dell’impresa ( art. 85). [1]
Non viene invece chiarita la posizione delle fondazioni e dei comitati. In via analogica tuttavia si può ritenere che anch’essi, quando svolgano attività imprenditoriali o siano destinatari di finanziamenti pubblici, vadano comunque sottoposti alle verifiche antimafia attraverso i soggetti che ne hanno la legale rappresentanza. I loro nominativi sono evincibili – se trattasi di enti con personalità giuridica – dall’apposito registro istituito presso le prefetture e le regioni, mentre se non sono riconosciute occorrerà far riferimento agli atti costitutivi ed allo statuto poiché potrebbero attribuire la legale rappresentanza a soggetto diverso dall’amministratore.
- Competenza al rilascio e validità della documentazione antimafia
a . La comunicazione antimafia (artt. 86 e 87) : viene rilasciata dal prefetto della provincia in cui i soggetti richiedenti ex art. art. 83, commi 1 e 2, hanno sede, mentre per i soggetti aventi residenza o sede all'estero, la comunicazione antimafia é rilasciata dal prefetto della provincia dove ha inizio l'esecuzione dei contratti e dei subcontratti pubblici nonché delle attività oggetto dei provvedimenti indicati nell'articolo 67 ed ha una validità di sei mesi dalla data di acquisizione.
 
b. L’informazione antimafia (art. 90 e 91) : I soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, devono acquisire l'informazione, prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti, ovvero prima di rilasciare o consentire i provvedimenti indicati nell'articolo 67, il cui valore sia: a) pari o superiore a quello determinato dalla legge in attuazione delle direttive comunitarie in materia di opere e lavori pubblici, servizi pubblici e pubbliche forniture, indipendentemente dai casi di esclusione ivi indicati; b) superiore a 150.000 euro per le concessioni di acque pubbliche o di beni demaniali per lo svolgimento di attività imprenditoriali, ovvero per la concessione di contributi, finanziamenti e agevolazioni su mutuo o altre erogazioni dello stesso tipo per lo svolgimento di attività imprenditoriali; c) superiore a 150.000 euro per l'autorizzazione di subcontratti, cessioni, cottimi, concernenti la realizzazione di opere o lavori pubblici o la prestazione di servizi o forniture pubbliche.
L’informazione ha una validità di 12 mesi dalla data dell’acquisizione , sempreché non intervengano, nelle more della scadenza, modifiche dell’assetto societario o gestionale dell’impresa.   In tal caso i legali rappresentanti, entro 30 giorni dall’intervenuta modifica, hanno l’obbligo di trasmettere al prefetto copia degli atti dai quali risulti la variazione in parola, pena l’irrogazione a cura del medesimo prefetto competente di una sanzione amministrativa pecuniaria da 20.000 a 60.000 euro.
Viene notevolmente ampliato il novero delle situazioni sintomatiche dei tentativi di infiltrazione mafiosa (esteso ad ulteriori fattispecie di reato oltre quelle previste dall’art. 10 D.P.R. 252/98 - omessa denuncia di usura ed estorsione, subappalto non autorizzato, traffico illecito di rifiuti, turbata libertà degli incanti,– alcune delle quali peraltro già fissate dal Codice dei contratti come cause di esclusione dall’affidamento di lavori pubblici) che il D.L.gs n. 218/2012 implementa ulteriormente con la previsione dell’ipotesi di reiterate violazioni agli obblighi di tracciabilità finanziaria.
Le nuove fattispecie introdotte – come precisato dalla relazione illustrativa al Codice Antimafia- sono state enucleate dall’esame delle condotte tenute in questi anni dagli esponenti della criminalità organizzata, mentre al c. 6 dell’art. 91 viene prevista una norma di chiusura che, tenuto conto dell’orientamento giurisprudenziale formatosi in materia, conferisce al prefetto il potere di desumere il tentativo di infiltrazione anche da ulteriori elementi idonei a fondare un giudizio prognostico circa la sussistenza del condizionamento mafioso, pure indiretto, dell’attività d’impresa.
Inoltre il medesimo art. 91, comma 7, riprendendo la norma di identico contenuto della legge delega (art. 2 legge n. 136/2010), prevede l’emanazione di un Regolamento, che individui le diverse tipologie di attività suscettibili di infiltrazione mafiosa nell’attività di impresa per le quali - in relazione allo specifico settore d’impiego e alle situazioni ambientali che determinano un maggiore rischio di infiltrazione mafiosa - è sempre obbligatoria l’acquisizione della documentazione, ( rectius informazione) indipendentemente dal valore del contratto, subcontratto, concessione, erogazione o provvedimento di cui all’art. 67 dello stesso Codice antimafia.
La norma trova un precedente nella direttiva emanata dal Ministro dell’Interno il 23 giugno 2010, che già individuava alcune attività rivelatesi più permeabili al pericolo di condizionamento mafioso e pertanto suscettibili di un controllo più stringente. Si tratta di quelle attività che si pongono a valle dell’aggiudicazione degli appalti per la realizzazione di opere pubbliche, tra le quali quelle legate al ciclo del calcestruzzo e del bitume, i noli a caldo e a freddo, lo smaltimento in discarica dei residui di lavorazione, l’attività di cava, la fornitura di ferro lavorato, la   guardiania   dei cantieri etc.
Alle medesime attività si fa riferimento nei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri previsti rispettivamente dal D.L. n. 39/2009, convertito nella L. n. 77/2009, sulla ricostruzione in Abruzzo e dal D.L. n. 135/2009, convertito nella L. n. 166/2009 sugli interventi connessi allo svolgimento dell’EXPO Milano 2015, ai fini della costituzione delle cd. “white list”, ossia degli elenchi, da costituirsi presso le Prefetture dei territori interessati, ove possono iscriversi le imprese esercenti le attività sopra indicate, previa verifica dell’insussistenza del tentativo di infiltrazione mafiosa, da aggiornarsi con cadenza annuale.
Tali accertamenti tengono luogo delle cautele antimafia, così da consentire alle stazioni appaltanti di rivolgersi immediatamente a soggetti che per essere iscritti in tali elenchi, devono ritenersi scevri da pericoli di condizionamento della criminalità organizzata.
Con il correttivo vengono poi introdotte una serie di disposizioni ex novo volte ad assicurare una migliore circolarità delle informazioni interdittive. E’ prevista infatti l’estensione della comunicazione delle informazioni interdittive oltre che alla stazione appaltante ad una serie di altri soggetti istituzionali (ex plurimis le Camere di commercio, l’Osservatorio dei contratti pubblici presso l’Autorità di vigilanza per l’inserimento nel casellario informatico, l’Autorità garante della concorrenza in vista della realizzazione del cd. rating d’impresa, la Direzione nazionale Antimafia per l’eventuale proposta di misure di prevenzione etc.).
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            Sino all’attivazione della Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia, allo stato in fase di popolamento, le stazioni appaltanti acquisiscono d’ufficio (art. 99) sia la comunicazione sia l’informazione antimafia tramite le prefetture che a tal fine utilizzano i collegamenti informatici e/o telematici già attivi presso il CED del Ministero dell’Interno in forza dell’art. 8 L. 1/4/1981 n. 121 e quelli realizzati con le Camere di Commercio in attuazione del D.P.R. n. 252/1998.
 
Al fine di garantire l’allineamento della disciplina del codice antimafia con le norme in materia di decertificazione viene quindi eliminata la possibilità per il privato di richiedere direttamente la comunicazione antimafia e di utilizzare la copia autentica della documentazione già rilasciata .
 
È stata altresì riconfermata, al di fuori dei casi in cui è richiesta l’informazione, la possibilità di ricorrere alla autocertificazione sostitutiva della comunicazione antimafia in caso di urgenza ovvero di provvedimenti di rinnovo o conseguenti a provvedimenti già disposti. La dichiarazione, da effettuarsi con le modalità di cui all'articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, é resa dall'interessato anche quando gli atti e i provvedimenti della pubblica amministrazione riguardano:
 
a) attività private, sottoposte a regime autorizzatorio, che possono essere intraprese su segnalazione certificata di inizio attività da parte del privato alla pubblica amministrazione competente;
 
b) attività private sottoposte alla disciplina del silenzio-assenso, indicate nella tabella C annessa al regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1992, n. 300, e successive modificazioni.
 
Resta ovviamente fermo l’obbligo a carico delle amministrazioni che ricevono l’autocertificazione di disporre i necessari controlli a termini dell’art. 71 D.P.R. 445/2000.
 
Termini per il rilascio.
 
Il termine per il rilascio della comunicazione e dell’informazione antimafia è fissato in 45 giorni, viene previsto a carico della prefettura un onere di verifica ed aggiornamento delle iscrizioni riscontrate. Qualora le suddette verifiche siano di particolare complessità, il prefetto avvisa i soggetti di cui all’art. 83 commi 1 e 2 e rilascia le comunicazioni o le informazioni entro ulteriori 30 giorni (art. 93).
               Resta ferma tuttavia la possibilità per le stazioni appaltanti, decorso il termine di 45 giorni dalla richiesta o nei casi d’urgenza dopo 15 giorni dalla ricezione dell’istanza di procedere alla stipula del contratto o del subcontratto o al rilascio dell’autorizzazione, della concessione etc. sotto condizione risolutiva che, laddove dovesse verificarsi, lascia impregiudicato il diritto al pagamento del valore delle opere già eseguite ed il rimborso delle spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilità conseguite. La dilazione temporale (15 giorni) introdotta anche per i casi di urgenza evoca in realtà il termine previsto dall’art. 4 c. 4 del D. Lgs. n. 490 del 1994.      
 
Poteri di accesso e accertamento del Prefetto.
 
Vengono inoltre disciplinati, riprendendo integralmente i contenuti del D.P.R. 2/8/2010 n. 150 i poteri di acceso e accertamento del prefetto diretti a prevenire infiltrazioni mafiose anche nella fase esecutiva dell’appalto pubblico, successiva all’aggiudicazione, attraverso lo strumento dell’ispezione diretta sui cantieri a cura del Gruppo Interforze istituito presso ogni prefettura ai sensi dell’art. 5 c. 3 del Decreto del Ministro dell’Interno 14 marzo 2003.
Tale strumento, previsto originariamente solo per i cantieri delle Grandi Opere pubbliche, con il D.P.R. sopra citato è stato esteso a tutti i cantieri di imprese coinvolte nella realizzazione di lavori pubblici e nell’ambito del sito di lavorazione ispezionato a tutti i soggetti che, a qualsiasi titolo, ivi intervengano nella realizzazione dell'opera anche mediante la fornitura di beni e servizi, compresi quelli di natura intellettuale e indipendentemente dal valore dei contratti o subcontratti.
 
Gli effetti delle informazioni del Prefetto.
            L’art. 94 regola gli effetti delle informazioni interdittive, a seconda del momento in cui esse vengono adottate: in particolare, se il provvedimento prefettizio interviene in tempo utile, si conferma il divieto di stipula dei contratti di autorizzazione ai subcontratti o di rilascio delle concessioni ed erogazioni; se sopravviene alla stipula del contratto, all’approvazione del subcontratto o all’adozione degli atti autorizzatori, viene fissato in via generalizzata un effetto caducatorio immediato dell’informazione interdittiva (superando la facoltatività prevista dalla disciplina precedente), prevedendo espressamente due sole eccezioni – già canonizzate invero dalla giurisprudenza amministrativa - con riferimento alle ipotesi in cui il lavoro sia in fase di ultimazione ovvero, trattandosi di servizio ritenuto essenziale, il contraente interdetto non possa essere celermente sostituito.
 
Le disposizioni relative ai contratti pubblici.
L’art. 95 conferma due rilevanti disposizioni già contenute nel D.P.R. n. 252/98: la prima consente alle ATI di estromettere, sostituendola, l’impresa mandante per la quale il prefetto abbia comunicato un’informazione interdittiva, in modo da evitare che le cause ostative al contratto si estendano alle altre imprese associate; la seconda impone alle amministrazioni appaltanti di informare i prefetti della pubblicazione di bandi relativi a contratti di importo pari o superiore alla soglia comunitaria in modo da consentire loro di svolgere accertamenti preliminari sulle imprese del luogo dove si eseguiranno i lavori per le quali è maggiore il rischio di infiltrazione mafiosa ed, in caso di accertamento di tale situazione, di emettere l’informativa interdittiva.
 
Le disposizioni concernenti gli enti locali sciolti ai sensi dell’art. 143 D. L.vo 18/08/2000, n. 218
 
            Restano confermate anche dopo l’entrata in vigore del correttivo le disposizioni introdotte con il D.L.gs. n. 159/2011 che, in ossequio alla legge delega prevedono a carico dell’ente locale i cui organi siano stati sciolti per accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata :
  1. l’obbligo di acquisire nei 5 anni successivi allo scioglimento l’informazione antimafia prima di stipulare qualsiasi tipo di contratto o subcontratto o rilasciare qualsiasi tipo di concessione o erogazione;
  2. la facoltà sia della commissione straordinaria sia degli organi successivamente eletti di avvalersi della Stazione Unica Appaltante, per lo svolgimento delle procedure ad evidenza pubblica di competenza del medesimo ente locale.
 
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 6 FEBBRAIO 2013 NELLA SALA DEL TRICOLORE DELLA PREFETTURA CELEBRATA LA RICORRENZA DEI 150 ANNI DI FONDAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO

La Camera di Commercio di Catanzaro ha celebrato i centocinquanta anni dalla sua istituzione, avvenuta il 6 febbraio 1863, nel corso di una importante assemblea svoltasi su convocazione del Prefetto di allora, Emilio Cler.
La cerimonia, per rimarcare il valore simbolico della ricorrenza, ha avuto luogo nella Sede prefettizia, nella Sala del Tricolore, e proprio come centocinquanta anni fa, è stata presieduta dal Prefetto Antonio Reppucci, alla presenza del Presidente della Camera di Commercio Paolo Abramo e dal Segretario Generale Maurizio Ferrara.
Nel corso dell’iniziativa è stato proiettato il documentario storico realizzato per l’occasione dall’ente camerale, dal titolo “Centocinquanta – Un’Istituzione, una Storia, una Città”, a cura di Oreste Sergi e con la regia di Nicola Carvello. Un itinerario che ha evidenziato la storia della Camera di Commercio catanzarese, della sua sede storica, del suo ricco patrimonio culturale, della sua evoluzione, rimarcandone il ruolo economico e sociale a tutela delle imprese in un continuo e stretto rapporto con la città e il suo territorio: il tutto attraverso l’esame e lo studio di documenti a fondo archivistico storico.
Alla celebrazione ha assistito un folto numero di esponenti delle Istituzioni locali i quali, attraverso il racconto documentario, hanno conosciuto un pezzo così significativo di memoria storica del proprio territorio.
 
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 VERBALE DELLA RIUNIONE SULLA PROPAGANDA ELETTORALE 2013

In data 5/2/2013, presso questa Prefettura, si è tenuta una riunione per la disciplina della propaganda elettorale in occasione delle consultazioni politiche indette per domenica 24 e lunedì 25 febbraio 2013.

Alla riunione, presieduta dal Prefetto sono presenti il viceprefetto vicario, la dirigente dell’Area II, i responsabili delle Forze dell’Ordine, i rappresentanti dei Comuni e dei partiti e gruppi politici partecipanti alle competizioni elettorali come da elenco allegato.

Il Prefetto, nell’introdurre la riunione sottolinea l’importanza della stessa,finalizzata a raggiungere un’intesa tra tutte le parti, che consenta uno svolgimento sereno della campagna elettorale, in un clima di reciproco rispetto, nella piena osservanza delle norme vigenti e delle consuetudini elettorali, e che garantisca la tutela dell’ambiente e del patrimonio storico, monumentale ed artistico.

Evidenzia inoltre la necessità che la campagna elettorale venga svolta nel rispetto dei cittadini elettori, del loro diritto alla privacy.

Il Dirigente dell’Area II richiama al riguardo le principali norme che disciplinano la campagna elettorale:

- la legge 04.04.1956, n. 212, “norme per la disciplina della propaganda elettorale” così come modificata dalia Legge 24.04.1975, n. 130;

- la legge 10.12.1993 n.515 - Disciplina delle Campagne Elettorali per

l'elezione alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica;

- la legge 22.02.2000, n. 28 recante "Disposizioni per la parità di accesso

ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e

per la comunicazione politica" in particolare l’art.. 9, comma 1, che così recita "dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabile per l'efficace assolvimento delle proprie funzioni".

-la legge 13 ottobre 2010 n.175 “Disposizioni concernenti il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione”.

 

Si individuano le seguenti prescrizioni di carattere generale , che le forze politiche si impegnano a rispettare ed a far rispettare:

 

le norme della Costituzione in base alle quali “ tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione” (art. 17) nonché “di riunirsi pacificamente e senza armi” (art. 21), ostrumenti atti ad offendere.

 

Il divieto di affissione dei materiali di propaganda elettorale al di fuori degli appositi spazi destinati a ciò da ciascun Comune, nonché il divieto di iscrizioni murali e di quelle su fondi stradali, rupi, argini, palizzate, recinzioni (art. 1 L.n. 212/ 56 come modificata dalla L.n. 130/1975) ed a maggior ragione, su monumenti ed opere d’arte di qualsiasi genere, a tutela dell’estetica cittadina (art. 162 del D. Lgs. 42/2004).

 

Per la parte di propria competenza, le Amministrazioni Comunali – dal momento dell’assegnazione degli spazi per l’affissione dei manifesti elettorali - sono tenute, per legge, a provvedere alla defissione dei manifesti affissi fuori dagli spazi autorizzati - per ciascun candidato o lista (D. L.vo 507/93), nonché a rimuovere ogni altra affissione abusiva o scritta ovunque effettuata.

Le parti politiche si impegnano, inoltre, a ricordare agli elettori e ai candidati le fondamentali regole della campagna elettorale che devono essere – necessariamente – rispettate, ed in particolare che:

1. devono essere rispettati i manifesti affissi regolarmente, che pertanto non devono essere strappati, deturpati o coperti (art 8 della legge 212/1956 come modificato dall’art. 6 della legge 24.04.1975 n. 130); sono vietati gli scambi e le cessioni di superfici assegnate tra i vari candidati, gruppi o partiti (art. 3 della legge 212/1956, come sostituito dall’art. 3 della legge 130/75);

2. dal trentesimo giorno precedente la data fissata per le elezioni (25 gennaio 2013) è sospesa ogni forma di propaganda elettorale luminosa o figurativa, a carattere fisso – ivi compresi tabelloni, striscioni o drappi - in luogo pubblico, con esclusione delle insegne indicanti le sedi dei partiti. È vietata, altresì, ogni forma di propaganda luminosa mobile (art. 6 della L.n. 212/1956 come modificato dall’art. 4 L.n. 130/75); deve pertanto ritenersi ammissibile ogni forma di propaganda figurativa non luminosa eseguita con mezzi mobili nel rispetto delle norme sulla circolazione stradale.

3. non possono essere lanciati o gettati volantini in luogo pubblico o aperto al pubblico (art. 6 della L. n. 212/1956, come modificato dall’art. 4 L.n. 130/75), mentre ne è consentita la distribuzione a mano;

4. dal 25 gennaio 2013 fino al 22 febbraio compreso possono tenersi riunioni elettorali senza l’obbligo del preavviso al Questore (previsto dall’articolo 18 del Testo Unico 18 giugno 1931 n. 773, delle Leggi di Pubblica Sicurezza) anche se, pur in mancanza di un obbligo di legge, i responsabili dell’organizzazione delle manifestazioni, , preavvertiranno in tempo utile, con semplice scritto, la Questura (fax 0961889564 – 0961889777) e, per i comuni diversi dal capoluogo , anche i locali comandi dell' Arma dei Carabinieri, della fissazione dei vari comizi elettorali, allo scopo di mettere in grado l'Autorità di P .S. di tutelarne il regolare svolgimento nel comune interesse di tutti i candidati e delle formazioni politiche partecipanti alla competizione.

 

5. dalla data di convocazione dei comizi elettorali, sino al penultimo giorno prima della votazione (22 febbraio), sono ammesse soltanto le seguenti forme di messaggi politici su quotidiani e periodici: annunci di dibattiti, tavole rotonde, conferenze, discorsi, pubblicazioni destinate alla presentazione dei programmi delle liste, dei gruppi di candidati e dei candidati – pubblicazioni di confronto tra più candidati (art.7, comma 1 e 2, legge n. 28/2000);

Viene ricordato che per le consultazioni in argomento è stato emanato il provvedimento da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni,( G.U. Serie Generale n. 11 del 14 gennaio 2013 ).

6. dal 15° giorno antecedente quello della votazione (9 febbraio 2013) sino alla chiusura delle operazioni di votazione è vietato rendere pubblici o comunque diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto (art. 8 della legge 22 febbraio 2000, n. 28);

7. dal giorno antecedente quello della votazione (23 febbraio 2013) e fino alla chiusura delle operazioni di voto sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda diretta od indiretta, in luoghi pubblici od aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali od altri manifesti di propaganda (art. 9 della L.n. 212/56, come sostituito dall’art. 8 della L.n. 130/1975). Nei giorni destinati alla votazione è altresì vietata ogni forma di propaganda entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali (art. 9 della legge 212/56, come sostituito dall’art. 8 della legge 130/1975). È consentita invece la nuova affissione di giornali quotidiani o periodici nelle bacheche previste dall’articolo 1 della legge 212/1956, come modificato dall’art 1 della legge 130/75;

MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DEI COMIZI

  Il più ampio rispetto della libertà di propaganda sarà assicurato da parte di ciascun partito a tutti gli altri; nessuno dovrà in qualunque modo e con qualsiasi mezzo, recare disturbo nei comizi. Restano esclusi i contraddittori in luoghi pubblici; saranno ammessi pubblici dibattiti purchè preventivamente concordati tra le forze politiche partecipanti.

Qualora i comizi siano tenuti all'interno di pubblici locali, i locali stessi dovranno possedere i necessari requisiti di agibilità.

Le riunioni elettorali in luogo pubblico saranno effettuate dalle ore 10 alle ore 22 nei giorni feriali - salvo variazioni da adottare localmente in sede comunale; nei giorni festivi e prefestivi l'orario potrà essere protratto fino alle ore 23 e così nell'ultima settimana della campagna elettorale.

Non saranno tenuti comizi nelle adiacenze degli ospedali, delle caserme, delle scuole durante l'orario dell'attività scolastica, delle case di cura, dei sagrati delle chiese, presso i cimiteri.

Tutti i rappresentanti dei partiti, gruppi o movimenti politici, si impegnano ad osservare la sospensione dei comizi elettorali in concomitanza con lo svolgimento di eventuali processioni religiose e civili, in programma durante il periodo della campagna elettorale.

Potranno essere effettuati comizi nelle adiacenze dei pubblici mercati, sempre che la distanza sia tale da garantire il regolare svolgimento dell'attività dei mercati stessi.

I rappresentanti dei partiti o gruppi politici dovranno fare richiesta al Comune dei luoghi destinati a comizi almeno 48 ore prima della manifestazione.

II Sindaco di ogni comune, d'intesa con i rappresentanti delle forze politiche interessate, determinerà settimanalmente il calendario di massima dei comizi per l'avvicendamento degli oratori nelle principali piazze.

Qualora nella stessa giornata e medesima località fossero convocati più comizi elettorali, pur sempre in ore diverse, i rappresentanti e gli esponenti dei partiti sono invitati a far si che la durata dei comizi stessi non superi il massimo di un'ora.

Si concorda che l’assegnazione delle piazze, in caso di più richieste, sarà effettuata tenendo conto della precedenza della domanda scritta.

In caso di contemporaneità della domanda ed in mancanza di accordo tra le parti, si procederà a sorteggio.

Per l’ultimo giorno di propaganda elettorale, si procederà a sorteggio, garantendo a tutte le forze politiche l’uso delle piazze principali per i comizi di chiusura attraverso la differenziazione delle fasce orarie. Le relative richieste dovranno essere presentate entro il decimo giorno precedente, per procedere al sorteggio nella giornata successiva.

Qualora siano preannunciati più comizi nella medesima località, ogni comizio dovrà avere inizio per motivi di ordine pubblico, dopo un intervallo di almeno trenta minuti dalla conclusione del precedente, in modo da assicurare il regolare deflusso ed afflusso del pubblico.

I soggetti interessati si impegnano a non distribuire manifestini od altro durante i comizi di altri partiti, nè intervenire con bandiere e/o cartelli di altre coalizioni politiche né ad effettuare raccolta di firme.

E' consentita l'occupazione di delimitati spazi di suolo pubblico, anche a mezzo di strutture mobili (banchetti, gazebo, camper ecc. .. ) per la diffusione di materiale propagandistico,previa richiesta all' Autorità Comunale. Tali strutture non devono presentare raffigurazioni, fotografie, simboli, diciture o colori che direttamente o indirettamente richiamino formazioni politiche o candidati. Inoltre all’interno ed all’esterno di tali strutture non devono essere esposte bandiere o affissi drappi, striscioni, manifesti o quant’altro sia individuabile come propaganda elettorale a carattere fisso ( non sono tali le bandiere dei partiti o dei movimenti quando servono ad indicare la titolarità della struttura stessa).

PROPAGANDA ELETTORALE FONICA FISSA E SU MEZZI MOBILI

Dal 25 gennaio al 22 febbraio 2013, l’uso di altoparlanti su mezzi mobili è consentito soltanto per il preannuncio dell’ora e del luogo in cui si terranno i comizi e le riunioni di propaganda elettorale e solamente dalle ore 09,00 alle ore 21,30 del giorno della manifestazione e di quello precedente (art. 7 legge 130/75); Tale pubblicità elettorale è, ai sensi del D.P.R.495/1992, soggetta all’autorizzazione del Sindaco .

Gli altoparlanti fissi potranno essere usati fino all'ora di inizio dei comizi elettorali, in modo da non disturbare i comizi stessi e da non turbare il tranquillo svolgimento della vita cittadina.

L'impianto di amplificazione dovrà essere installato nel perimetro della località del comizio e gli altoparlanti potranno anche essere orientati verso le vie adiacenti, evitando tuttavia cavi di prolungamento nelle zone limitrofe.

E' vietato, dalle ore 13 alle ore 15,30, di ogni giorno, l'utilizzo di altoparlanti fissi o mobili.

II tono dell'altoparlante dovrà essere moderato.

  RIUNIONI IN LOCALI APERTI AL PUBBLICO

Per eventuali riunioni pubbliche da tenersi in locali diversi da quelli messi a disposizione dal Comune (cinema, teatri, sale per convegni, conferenze, sedi di partito, ecc.) gli organizzatori dovranno darne notizia, almeno 48 ore prima, alla Questura, direttamente o per il tramite dell' Arma dei Carabinieri. Ogni impegno sarà posto per evitare eccessi ed intemperanze verbali. Ai sindaci si richiama l’obbligo introdotto dall’art. 19 della legge n.515/93, di mettere a disposizione dei candidati, nonché dei partiti e dei movimenti presenti nella campagna elettorale, i locali di loro proprietà già predisposti per conferenze e dibattiti.

I rappresentanti delle formazioni politiche ed i candidati, nel prendere atto delle disposizioni sopra richiamate, concordano sul loro contenuto e si impegnano a rispettarle curandone la massima diffusione tra i propri sostenitori ed aderenti, impegnandosi ad adottare le opportune iniziative di dissuasione nei confronti dei propri associati che non osserveranno le norme di legge esistenti.

La Prefettura si impegna a trasmettere tempestivamente copia del presente verbale alle Amministrazioni Comunali interessate, ai partiti ed ai gruppi politici partecipanti alle competizioni elettorali in programma nonché a renderlo pubblico tramite il sito della Prefettura.

Sarà compito delle Forze dell'Ordine approntare le opportune misure di vigilanza per assicurare il rispetto delle norme al fine di permettere il regolare e democratico svolgimento della campagna elettorale, anche intensificando i controlli istituzionalmente previsti sulle società che svolgono attività di affissione.

  Catanzaro, 05 febbraio 2013

   

F.to IL PREFETTO

 

F.to IL VICE PREFETTO VICARIO

 

F.to il DIRIGENTE AREA II°

       VICEPREFETTO

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 MEDAGLIE D'ONORE A DUE CITTADINI DELLA PROVINCIA DI CATANZARO

Giovedì 31 gennaio u.s., in occasione della celebrazione della “Giornata della Memoria”, sono state consegnate, nella Sala del Tricolore di questa Prefettura, le “Medaglie di Onore” a due cittadini della provincia, deportati ed internati nei lager nazisti.

Per i due destinatari deceduti, sig. Capano Vincenzo, internato dal 09/09/1943 al 12/04/1945 nell’Ospedale da Campo 492 e Caporale Vittorio Emanuele, internato dall’ 11/09/1943 all’ 8/05/1944, hanno ritirato le medaglie i figli ricevendole dal Prefetto e dal Sindaco di San Sostene, Comune di residenza, alla presenza delle autorità cittadine, regionali e provinciali, i vertici regionali e provinciali delle Forze dell’Ordine, il Comandante Militare Esercito Calabria ed i rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d’Arma.

I figli degli insigniti, su invito del Prefetto Reppucci, hanno ricordato alcuni momenti della prigionia vissuta dai genitori narrando spaccati di vita quotidiana nei campi di concentramento.

Il ricordo delle sofferenze vissute da tutti i cittadini, che hanno attraversato la prigionia e sono sopravvissuti alle durezze dei campi di concentramento, ha costituito il prologo del Prefetto Reppucci a chiusura della cerimonia semplice e sentita.

Catanzaro 31 gennaio 2013

 

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