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Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Catania


s. Francesco d'Assisi Mineo




Risale al 1400. Il portale in pietra, corroso dal tempo, murato nella parete lungo la Via Roma è del'400. Fa parte del convento del PP. Francescani conventuali che lo aprirono nel 1450. Distrutto dal terremoto dell'11 Gennaio 1693, venne ricostruito nel' 700 e rimase aperto fino al 1867, data nella quale venne soppresso dalla legge civile e i suoi beni vennero confiscati dallo Stato, il quale lo concesse in uso al Comune per finalità educative e culturali. Difatti fu adibito a scuola elementare, scuola professionale agraria, scuola media Ducezio, scuola materna.

La chiesa venne data in uso per il servizio religioso alla Curia Vescovile di Caltagirone.
L'ultimo religioso conventuale che la resse fu il Can. Damigella Agrippino, il quale da religioso passò al Clero Diocesano e fu nominato Canonico della Colleggiata di S.Pietro. In seguito la Rettoria fu affidata ai PP. Cappuccini che la officiarono fino all'ultimo cappuccino Padre Daniele Salerno, già missionario per oltre 30 anni in Brasile. Dopo di lui passò alla Parrocchia di S. Maria Maggiore e attualmente è Rettore il Prev. Parroco Emerito Pepe Rosario. 
Il terremoto del 13 Dicembre 1990 la danneggiò, ma venne restaurata dopo 11 anni, grazie ai vari solleciti da parte del Rettore e soprattutto dal Dott. Sancetta Mario della nobile famiglia Ballarò, Consigliere alla Corte dei Conti.
La chiesa era ricca di paramenti sacri del'700 depositati nella Parrocchia di S. Maria Maggiore e di preziosi vasi sacri, rubati. Possiede opere d'arte e si coltivano devozioni molto sentite dai menenini.
L'Immacolata, tanto cara ai PP. Francescani, S. Francesco d'Assisi, modello di povertà, S.Antonio, predicatore e difensore dei poveri, S. Bambino di Praga, protettore dei bambini, aiuto dei genitori dell'educazione globale dei figli.

Arte Sacra    

Entrando in chiesa, a destra si trova l'altare di S. Francesco di Paola. Tela che raffigura il Santo, opera artistica del'600, una delle più antiche e artistiche della città. 
Il secondo altare è intitolato a S. Antonio.
Il terzo a S. Giovanni Battista con statua in legno del'600, il tarlo la sta rovinando. Proviene dalla chiesetta di S. Giovanni di proprietà dei Cavalieri di Malta, numerosi a Mineo, e dopo essere stata distrutta fu consegnata alla chiesa di S. Francesco.

Il quarto è intitolato a S. Francesco d'Assisi, titolare della chiesa. Nella tela in alto è rappresentata la SS. Trinità, in basso S. Agrippina con il castello in mano e S. Barbara con il segno del martirio.
A sinistra si trovano l'altare di S. Apollonia (la reliquia del dente è conservata nella Parrocchia di S. Maria Maggiore), S. Nicola e S. Chiara d'Assisi. Tela del' 600.
Continuando il nostro percorso ritroviamo l'altare dedicato al Crocifisso, tela del'600, mentre il crocifisso in legno è stato aggiunto in un secondo momento che raffigura il Cristo spirante; in basso sono rappresentati S. Giovanni Evangelista, Maria Addolorata e a fianco S. Lorenzo e S. Stefano, diaconi.
Il terzo è intitolato al Bambino di Praga, statuetta in gesso entro un tronetto di marmo, di stile orientale. E' il patrono dei bambini e il modello educativo dei genitori.

Il quarto è intitolato all'Immacolata, di autore ignoto. Nella tela in basso è dipinta la città di Nazaret.
Nell'altare maggiore la statua dell'Immacolata che risale agli inizi del'700, in carta pesta lavorata in oro zecchino, secondo la manifattura del tempo, in atteggiamento di preghiera, con gli occhi rivolti al cielo e le mano giunte. Ha un'espressione materna, fiduciosa e di profonda spiritualità e misticismo. La corona è datata 1727 tinta in argento, la raggiera è in legno e oro zecchino, si riconosce la data ma è posteriore alla statua e si dice che sia stata fatta dopo il dogma dell'Immacolata Concezione proclamato dal Papa Pio IX nel 1854, anno in cui venne fatta la festa esterna a cura delle famiglie religiose e aristocratiche della città, iscritte al Circolo di Cultura, antica loggia della città risalente al tempo dei Normanni. Il popolo menenino continua con fervore a chiamarsi figlio di Maria e praticare il suo culto specialmente durante la novena in maniera molto suggestiva. 
Merita di essere menzionato il pulpito di legno del'700, molto tarlato, e l'organo, il quale dovrebbe essere restaurato.

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Ultima modifica il 26/05/2011 alle 09:04:07

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