Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Brescia

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 72° Anniversario della Liberazione - 25 aprile 2017

In questi 32 anni di servizio durante i quali ho partecipato, nelle varie piazze d'Italia, alle manifestazioni celebrative del 25 aprile, la domanda che più spesso mi sono posto è stata dove avessero trovato il coraggio e la forza questi giovani, cresciuti nella scuola fascista, per scegliere una mattina di lasciare la loro casa, i loro affetti, "andare in montagna", e mettere a disposizione le loro vite. Mi sono sempre chiesto quale fosse l'ideale che li avesse spinti a tanto.

E l'unica risposta che sono stato capace di darmi è che a spingerli, a sostenerli, soprattutto nei momenti più drammatici, fosse stato solo e soltanto il bisogno di libertà.

Dopo aver vissuto a lungo nella menzogna, hanno sentito, forte, dentro di loro, il desiderio di verità, e questo li ha spinti verso la libertà, verso la possibilità di scegliere tra ciò che era giusto fare e ciò che era falso perché imposto.

Ne ho tratto la conclusione che deve esserci un nesso indissolubile tra verità e libertà, un legame che non si rompe mai e che è ciò che è riuscito a piegare e sconfiggere i totalitarismi che con la violenza ma anche, e ancor di più, con l'illusione di una grande bugia hanno cercato di corrompere il cuore e la mente delle persone.

Oggi, dopo l'esperienza maturata a Brescia, dopo essermi confrontato con alcuni vecchi testimoni di quei tempi, incontrati in queste valli, tra queste belle montagne bresciane, mi sento anche di poter dire che con ogni probabilità il fascismo qui non è mai completamente penetrato, perché qui non è mai morta quell'idea di libertà.

Vedete, oggi è diventato sempre più difficile fare discorsi sulla Resistenza e immancabilmente si finisce, il più delle volte, per affidarsi alla retorica, come se invece la ricerca profonda dei valori che l'hanno animata non servisse più. A volte si ha quasi l'impressione che il valore della Resistenza sia stato collocato esclusivamente nelle categorie storiche del passato, o ancora peggio, più semplicemente tra il superfluo, oppure ancora, in alcuni casi non infrequenti e purtroppo attualissimi, che essa venga strumentalizzata per le contraddizioni che pur vi sono state dentro il percorso di liberazione.

Abbiamo certamente visto, nella storia della guerra civile di quel tempo, come ogni uomo possa diventare a sua volta un violento, soprattutto quando dimentica il valore di ogni vita. Può diventarlo però ancora più facilmente se si trova inserito in un gruppo, in una ideologia e, soprattutto, se da una propaganda subdola viene indotto a identificare tutto il male in quello che egli finisce per considerare il nemico, da annientare a tutti i costi.

Immancabilmente, la storia riconsegna, dopo un certo tempo, le stesse formule, gli stessi postulati che sembravano appartenere solo al passato.

È in questi momenti che il senso della Resistenza, della ricerca della verità e della libertà che l'ha animata e vivificata, riaffiora in tutta la sua attualità.

Penso, tanto per fare un esempio, all'attuale dibattito sui migranti, che ripropone il tema della convivenza sullo stesso territorio nazionale di molte persone nate e provenienti da altre nazioni e spesso mai integratesi, e probabilmente per colpe non soltanto loro.

Ricordo che in molti paesi del mondo una parte assai rilevante della popolazione è immigrata: un terzo in Libano, un quarto in Australia, un quinto in Canada, più di un sesto in Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Se pensiamo che nel 1960 erano 77 milioni quelli che vivevano in un Paese diverso da quello di loro origine e che oggi sono più di 244 milioni, ci rendiamo conto di quale sia la dimensione del fenomeno e di come esso sia destinato inevitabilmente ad aumentare, visti anche i crescenti squilibri sociali ed economici nel mondo.

Ora, al di là di quelli che saranno i mezzi per arginarlo, per governarlo al meglio, non possiamo non considerare che è reale e attuale il rischio che quegli stessi valori di democrazia, di libertà per i quali combatterono i nostri Padri vengano sostituiti da nuovi e virulenti sentimenti di odio, di intolleranza razziale, di persecuzione che aleggiano sempre più insistentemente qui come in tutto il vecchio continente.

Non è un bene, allora, dimenticare quello che è avvenuto attraverso l'ultima guerra mondiale, poiché ciò che ha incrinato la stessa possibilità di futuro fu l'aver portato la violenza all'estremo. Non dimentichiamo che le dittature, e poi i genocidi, promanano da questa idea di violenza portata all'estremo e, ahi noi, gli esempi odierni sono molto, molto vicini.

D'altro canto, la democrazia pare attraversare una fase di crisi, una crisi di cui sono chiarissimi sintomi, come ad esempio, l'astensionismo elettorale e, soprattutto, il montare della sfiducia verso la politica e le istituzioni.

Direi addirittura che l'istanza anti-elite sembra ormai essere un bisogno diffuso, con l'ulteriore considerazione che mentre in alcuni casi essa resta nell'ambito democratico, assolvendo anche ad una funzione di raccolta del malcontento e contenendo pure, in un certo senso, una deriva massimalista, in altri, invece, innesca una trasformazione in senso visibilmente antidemocratico.

Ben si comprende, allora, quanto sia importante, benché assai difficile in questi tempi, fare memoria, presi come siamo dalle contraddizioni del presente, contraddizioni che vanno dalla crisi del lavoro, che ha trasformato l'opulenza a cui larghe fasce sociali erano abituate, alla necessità, introdotta dalla crisi stessa, di modificare i precedenti stili di vita, oppure, dalla pretesa di viaggiare e di operare, liberi, nel mondo, contrapposta alla montante indisponibilità a concedere altrettanto a chi viene nella nostra terra, in una sorta di neoprotezionismo territoriale che parte dalle frontiere esterne per andare, a cascata, fin nel singolo e più isolato comune.

Questi sono alcuni dei motivi per cui sono convinto che senza memoria non c'è futuro e credo anche che la considerazione che soltanto il presente rappresenti l'unico tempo della nostra vita sia un grosso pericolo così come la perdita generalizzata della memoria del nostro passato.

Ecco che diventa, allora, fondamentale tornare a ricordare alle giovani generazioni che chi combatté su queste montagne per la libertà, erano giovani come loro. Diventa fondamentale continuare a leggere loro, come fecero i miei insegnanti a scuola, le lettere dei condannati a morte, lettere attraverso cui ci è stata consegnata un'eredità fondata sugli ideali di giustizia, di fraternità e di libertà.

La resistenza non è dunque finita nel '45, e anche oggi si avverte l'esigenza di nuove resistenze. Ne citerò qualche esempio:

- Penso che resistenza sia innanzitutto   decidere di impegnarsi nella politica e nella società mentre molti si sottraggono, o peggio, si isolano, estremizzando la propria rabbia.

- Resistenza è, poi, insegnare ai nostri figli che, nonostante tutto, i valori della pace, della democrazia, dell'uguaglianza e della libertà restano fondamentali per una civile convivenza.

- Resistenza è stringere i denti, essere solidali e continuare a lottare per una società più giusta e coesa, di fronte, ad esempio, ai drammi sociali generati da una crisi che sembra ancor oggi non finire e che ha lasciato senza un lavoro né una certezza economica tante famiglie, tanti uomini, tante donne.

- Resistere è, ancora, operare per un grande futuro in Italia e in Europa, per noi e per quelli che la fame e la guerra spinge verso i nostri confini.

- Resistenza significa infine, impegnarsi insieme contro la corruzione, pretendere trasparenza e non inchinarsi mai alla logica del compromesso. Rinunziare a saltare sul carro del vincitore del momento, denunciare i malfatti, smettendo di girare il capo dall'altra parte e fingendo di non vedere ciò che, magari, fino a poco prima si è appena censurato.

Sono queste e tante altre ancora le ragioni per cui, oggi come ieri, dobbiamo continuare a ringraziare quei giovani e cercare di non tradire mai i loro ideali, onorandone la memoria e continuando a servire la Patria, ad aiutare tutto il nostro prossimo, cogliendo nella Resistenza che oggi celebriamo i suoi valori più profondi e più alti.
 
                                                                                                 Il Prefetto
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