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 Le spoglie mortali di San Giovanni XXIII a Bergamo

Giovedì 24 maggio, alle ore 15.30, i  Rappresentanti delle Istituzioni e la cittadinanza hanno accolto a Bergamo, in Piazza Vittorio Veneto,  le spoglie mortali di San Giovanni XXIII, poi trasportate nel carcere di via Gleno, nel Seminario di Città alta e, dopo altre brevi tappe, in Cattedrale, luogo in cui rimarranno esposte fino a domenica 27 maggio.
Sempre nella giornata del 27 maggio, dopo alcune soste presso l'Ospedale cittadino, per il saluto degli ammalati, nel Santuario della Cornabusa in Valle Imagna e presso il Convento dei Frati Francescani a Calusco d'Adda, l'urna sarà trasportata  a Sotto il Monte Giovanni XXIII, dove sarà esposta fino al 10 giugno alla venerazione dei pellegrini nella "Cappella della Pace".
Si trascrive il messaggio di saluto pronunciato dal Prefetto di Bergamo, Elisabetta Margiacchi:
Eccellenza Reverendissima, Autorità civili  militari e religiose, cittadini di Bergamo e provincia,
con profonda emozione, accogliamo oggi le spoglie mortali di San Giovanni XXIII, che ritorna nella Sua terra Natale nel sessantesimo dell'elezione al Pontificato, dono speciale che il Pontefice ha concesso a Bergamo, accogliendo la richiesta del nostro Vescovo Francesco.
    Alla realizzazione di questo evento hanno contribuito con grande entusiasmo tutte le Istituzioni oggi presenti, Regione, Provincia, Comuni e Polizie locali, le Forze di Polizia nelle loro articolazioni, l'Università, il meraviglioso mondo del volontariato, la società civile nel suo complesso. A cinquantacinque anni dalla morte, Papa Giovanni continua dunque ad unire e ad infondere quell'energia che solo lo slancio dello spirito può dare.
La Sua presenza è infatti un onore per tutti i Bergamaschi, credenti e non, che si riconoscono nell'eredità spirituale e nei valori universali di bontà, pace, fraternità e solidarietà che il  "Papa Buono" seppe affermare nel mondo. Rimane nel ricordo di tutti, anche nella mia memoria di bambina, l'immagine del Suo volto schietto e sempre sorridente, dello sguardo che raggiungeva dritto il cuore degli interlocutori, delle  braccia spalancate in un abbraccio al mondo intero.
Negli anni di pontificato,  all'insegna del binomio che sempre gli fu caro "Fedeltà e Rinnovamento", è stato "Pastore della transizione verso la novità", come lo definì nel 2000 San Giovanni Paolo II, in occasione della Sua cerimonia di beatificazione. Egli ha aperto una nuova pagina nella storia della Chiesa e la forza del Suo messaggio risuona più che mai potentemente attuale nel nostro tormentato oggi: basta andare con il pensiero al Suo invito a considerare  "non ciò che divide gli animi, ma ciò che li può unire nella mutua comprensione e nella reciproca stima" ed ai contenuti della "Pacem in Terris", con la quale, in piena Guerra Fredda, nella consapevolezza che la Chiesa deve guardare ad un mondo senza confini, si rivolse a tutti gli uomini di buona volontà,  credenti e non credenti per orientarli alla Pace.
Mi  ha particolarmente colpito un commento apparso all'epoca su un autorevole organo di informazione statunitense, che scriveva «Giovanni XXIII ha raccolto il voto dei popoli, cosicché la Pacem in terris non è solo la voce di un anziano prete, né quella di un'antica chiesa, ma la voce della coscienza del mondo». Sono trascorsi 55 anni, un altro importante anniversario, dunque, eppure quella esortazione trova piena cittadinanza in scenari mondiali spesso oscuri e minacciosi.
Oggi San Giovanni XXIII torna nei luoghi sempre amati, che lo hanno visto crescere e diventare sacerdote e ci consegna la responsabilità di una riflessione attenta e valoriale, che attraversa le generazioni, le fedi e le culture, in termini - cito testualmente - non di "suono di parole", ma di "valori di verità, giustizia e libertà".
Felice di avere il privilegio di condividere questa coinvolgente esperienza, concludo con le parole pronunciate, in occasione della Sua morte, da Madeleine Delbrel, di recente dichiarata venerabile da Papa Francesco "Santo Papa Giovanni, Ti siamo profondamente riconoscenti, ma ci resta ancora da saldare un debito: ci resta da fare quel che ci hai insegnato".
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